Il capo dei vigili: multe convalidate perché non ci sono errori formali

4 Ottobre 2014

Roseto, il maggiore D’Emilio spiega il motivo per cui la prefettura ha respinto i ricorsi «Procedura diversa se ci fosse stata anche una querela per falso contro l’ex comandante Cava»

ROSETO. Chi ha ragione nella vicenda delle multe di Roseto? L’ex comandante Tarcisio Cava che ha rilevato oltre 1.200 infrazioni con modalità inusuali e in tempi record, oppure gli automobilisti multati che hanno fatto ricorso? Sempre più difficile districare la matassa della “multopoli” rosetana, soprattutto perché a tenere in mano i fili sono due figure istituzionali ben distinte: il giudice di pace e il prefetto.

A loro, infatti, si sono rivolti i destinatari dei verbali emessi dalla polizia municipale di Roseto, ma al momento i primi ricorsi esaminati da entrambi hanno fatto registrare decisioni diametralmente opposte. Le multe vanno pagate, secondo il prefetto; il giudice di pace ha invece accolto i ricorsi, quindi le multe non si pagano in base alle sue sentenze, e ha condannato il Comune a farsi carico delle spese legali.

Questa la fotografia della situazione fino a oggi, ma analizzando con attenzione i dati a disposizione il quadro che emerge è ancora più complesso. Innanzitutto, perché il prefetto respinge i ricorsi mentre il giudice di pace li accoglie? «La prefettura esamina l’atto in se», spiega il maggiore Berardo D’Emilio, attuale comandante della polizia municipale di Roseto, «pertanto si limita a una valutazione, per così dire, amministrativa, formale. La procedura sarebbe differente solo in presenza di una querela di falso abbinata a ciascun ricorso, cosa che però non si è verificata in quelli che la prefettura ci ha inviato fino a oggi». Sarebbe dunque servita una querela per falso contro l’ex comandante Cava, affinché il prefetto avesse accolto i ricorsi a lui indirizzati e che invece ha respinto. In pratica il prefetto ha ritenuto valide le infrazioni rilevate dal capitano Cava, almeno quelle corredate da immagini, che sono poi la stragrande maggioranza. Una trentina, circa, i ricorsi respinti dal prefetto e giunti fino a oggi negli uffici della municipale di Roseto, contro i tre casi già a sentenza da parte del giudice di pace. Di questi, uno è stato accolto per un difetto di notifica, quindi un banale cavillo, mentre per gli altri due non si conoscono ancora le motivazioni.

Va comunque ribadito che i multati che si sono visti respingere il ricorso dal prefetto, hanno trenta giorni di tempo per rivolgersi al giudice di pace. Non bisogna infine dimenticare il terzo filone della vicenda, cioè quello penale che riguarda l’indagine avviata dalla Procura di Teramo nei confronti dell’ex comandante Cava, sul conto del quale vengono ipotizzati i reati di abuso d’ufficio e falso in atto pubblico. L’esito di tali indagini potrebbe ribaltare tutto quanto deciso fino a oggi, ma in questo caso i tempi per arrivare alla definizione della vicenda sono molto più lunghi.

Federico Centola

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