Il carcere si apre al teatro: progetto con 34 detenuti

Parte il corso di 270 ore organizzato da Acs e finanziato dalla Fondazione Tercas Formazione per attori e altre professionalità del settore: a luglio spettacolo finale
TERAMO . Riscoprire il carcere come luogo di rinascita attraverso la cultura e la bellezza. È il fine del progetto“Per Aspera ad Astra” promosso dall’Acs – Abruzzo circuito spettacolo con la casa circondiariale di Castrogno, il patrocinio del Comune e con il sostegno economico della Fondazione Tercas. Un progetto di livello nazionale dell’Associazione di fondazioni e casse di risparmio con il ministero della Cultura e il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria.
Sono 34 i detenuti di Castrogno del circuito alta sicurezza che fino a luglio, per 270 ore, partecipano al percorso di formazione professionale “I mestieri del teatro” che non riguarda solo attori e drammaturghi, ma le varie professionalità coinvolte dietro uno spettacolo. Alla fine del percorso riceveranno un attestato di qualifica, un’indennità di 162 euro lorde ognuno e porteranno in scena la pièce “Aspettando Godot” di Samuel Beckett. Il corso si avvale della direzione del regista e drammaturgo Domenico Polidoro e dei docenti abruzzesi Gianni Chiarini, Davide Grotta, Federico Maria Fiamma, Renato Ciminà, Filippo Iezzi e Angelo Boccadifuoco. «Il carcere apre le porte alla città», commenta la presidente Fondazione Tercas Tiziana Di Sante, «e la città è chiamata a essere parte attiva nel sostegno delle persone fragili. Il carcere è una risorsa importante e come Fondazione siamo vicini a queste realtà per ascoltare le molteplici voci che si levano: ognuna di esse racconta un vissuto diverso e merita attenzione, rispetto, accoglienza con l’auspicio che formatori e detenuti scoprano nuove vie, risposte ad antichi quesiti, la bellezza dove non l’hanno mai vista».
Un’iniziativa ben accolta dal direttore di Castrogno Stefano Liberatore e dalla responsabile dell’area educativa Elisabetta Santolamazza che dice: «Siamo grati per ciò che la Fondazione sta facendo. L’intervento della comunità esterna è importante nel percorso rieducativo e siamo soddisfatti della partecipazione dei nostri detenuti sperando che si possa continuare su questa linea per aiutarli a trovare stimoli e una strada nuova per il reingresso nella società». Il percorso individualizzato mira, infatti, al reinserimento lavorativo in un processo di "rigenerazione". «Stiamo costruendo un’oasi per dare respiro alla sensibilità di esprimersi dei detenuti», conclude il presidente di Acs Stefano Scipioni.
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