Il caso di Giulia, la Procura dice no a nuove indagini

Respinta la nuova richiesta fatta dai genitori della ragazza precipitata sull’A14 Per l’autorità giudiziaria resta un gesto volontario: «Non è stata uccisa»
TERAMO. Ogni procedimento giudiziario è una successione di atti che scandisce tragedie. Quelle di chi non c’è più, quelle di chi resta a inseguire verità. Come nel caso di Giulia Di Sabatino, la 19enne di Tortoreto precipitata da un cavalcavia sull’A14. A cinque anni dai fatti e dopo l’archiviazione, la Procura dice no alla riapertura delle indagini chiesta dai genitori della ragazza convinti che si sia trattato di un omicidio. Ma per gli inquirenti resta un suicidio senza la necessità di disporre ulteriori indagini oltre a quelle già fatte. La Procura di Teramo (Enrica Medori e Davide Rosati i pm titolari del fascicolo) nei giorni scorsi ha depositato il no alla richiesta di riapertura delle indagini. Il nuovo presupposto da cui muoveva la richiesta presentata dall’avvocato Antonio Di Gaspare, fin dall’inizio a fianco della famiglia in questa battaglia, è stato l’arresto per maltrattamenti di uno dei tre indagati (tutti poi archiviati) nella prima inchiesta per istigazione al suicidio. Nei mesi scorsi uno dei tre (alla ribalta delle cronache come l’uomo alla guida della Panda rossa che quella sera diede un passaggio a Giulia) era finito in carcere con l’accusa di maltrattamenti ai genitori. «Una tipologia di reato contestato dovrebbe portare la Procura a rivalutare ancor più attentamente l’incontro con Giulia la notte del 31 agosto 2015» aveva detto all’epoca l’avvocato. Ma non solo. In questa nuova istanza, infatti, i genitori avevano chiesto anche che fossero sentite altre persone tra cui una ragazza che a loro dire avrebbe fornito una diversa ricostruzione dei fatti e un giovane che negli ultimi tempi aveva avuto dei contatti con Giulia. Tutti elementi che per la Procura sono già stati attentamente valutati nel corso delle indagini.
La prima richiesta di archiviazione del fascicolo, che vedeva tre persone indagate per istigazione al suicidio, era stata presentata dalla Procura a marzo 2017, dopo 18 mesi di indagine, ed era stata respinta dal gip Domenico Canosa che accogliendo la richiesta della famiglia di Giulia aveva disposto nuove indagini. Indagini al termine delle quali i pm Rosati e Medori avevano presentato una seconda richiesta di archiviazione che ad agosto dell’anno scorso è stata accolta dal gip. Ma l’archiviazione non ha fermato i genitori che hanno annunciato ricorso alla Corte Europea.
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