Il caso di Stefano, travolto dal papà

Il precedente ad agosto nelle campagne di Avezzano, perde la vita a soli 8 anni
AVEZZANO. Era un caldo pomeriggio d’estate e come faceva ogni giorno, il piccolo Stefano Di Benedetto, era con il padre in campagna, in un appezzamento di terra della famiglia, in via Santissima Trinità, ad Avezzano (L’Aquila). Di Benedetto aveva solo otto anni e dopo poco più di un mese sarebbe dovuto entrare in terza elementare. Il destino ha voluto che il primo agosto del 2015, la fresa attaccata al trattore che guidava il padre Maurizio, l’abbia travolto mentre faceva un’inversione. Qualche minuto prima e forse il padre avrebbe potuto evitare la tragedia. Il piccolo, infatti, si era avvicinato a lui per mostrare una cassetta di pomodori che gli aveva regalato Francesco Berardicurti, un vicino ed era poi tornato indietro, per andare a ringraziarlo. È stato così che Maurizio Di Benedetto, che per tradizione coltivava la terra di suo padre, non l’ha visto tornare e si è accorto di quanto accaduto solo quando l’attrezzo agricolo si è inceppato. Il bimbo è morto sul colpo e a nulla è servito l’arrivo immediato di un’ambulanza del 118 e di un mezzo dei vigili del fuoco. I sanitari, sul posto, hanno dovuto sedare il padre, che ha avuto un mancamento. Un dolore inconsolabile quello della giovane madre, Cristina Mazzulli, che si è vista sfuggire dalle mani, in pochi attimi, la vita del suo unico figlio. I rilievi dell’incidente furono affidati ai carabinieri della compagnia di Avezzano e dopo l’intervento del medico legale, su disposizione del pm, la salma del piccolo fu subito riconsegnata alla famiglia. Da quel primo agosto, ogni mese, nella parrocchia di San Rocco, ad Avezzano, don Adriano Principe celebra una messa, organizzata dai genitori, che chiamano a raccolta tutte le persone che hanno conosciuto Stefano. Il piccolo amava giocare a calcio ma era anche un piccolo “campioncino” di judo. Solo da qualche mese aveva ottenuto la cintura gialla. Suo zio Francesco Di Benedetto è un tecnico di judo molto conosciuto in città. Oltre ai familiari e agli amici, alla famiglia, si è stretta l’Associazione diocesana “Genitori di stelle, figli della speranza”.
Magda Tirabassi
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