Il caso Ferrante va in consiglio Arboretti: deve lasciare la carica

Il Cittadino governante presenta un ordine del giorno. Il capogruppo: «Non è un attacco alla persona, ma non può più occupare quel posto. Si dimetta lui o venga destituito da chi lo ha nominato»
GIULIANOVA. Non si placa la polemica legata al presidente dell’Ente porto Valentino Fabrizio Ferrante, e il caso sta per approdare in consiglio comunale. Ferrante è stato sospeso per sei mesi dall’ordine dei commercialisti in seguito a una condanna per bancarotta fraudolenta, resa definitiva nel 2021 dalla Corte di cassazione. Sia Evoluzione sostenibile, l’associazione guidata dagli ex amministratori Mastromauro e Forcellese, che Antonio Macera, leader di Nos-Noi, hanno invitato Ferrante a rimettere il mandato da presidente del consorzio e chiesto all’amministrazione comunale di pronunciarsi in merito. Ora si muove il Cittadino governante, che già nel gennaio del 2021, subito dopo la nomina di Ferrante a presidente dell’Ente porto, aveva richiesto approfondimenti sulla sua figura, reputandola inopportuna per via del processo penale ai tempi in corso. Il gruppo di opposizione ha annunciato che presenterà un ordine del giorno in consiglio comunale. «Lo avevamo già detto che, con una questione giudiziaria in piedi, era inopportuna la nomina di Ferrante», sottolinea Franco Arboretti, «e questa sentenza della Cassazione lo conferma. Torneremo sull’argomento con un ordine del giorno, con il quale chiederemo la destituzione dall’incarico di presidente dell’Ente porto da parte di chi lo ha nominato o in alternativa le dimissioni volontarie di Ferrante».
Il leader del Cittadino governante tiene a precisare che non è una questione contro la persona di Ferrante, ma «chi vuole amministrare la cosa pubblica», continua Arboretti, «deve essere senza macchia: la questione morale è un aspetto fondamentale, che riguarda sia la politica sia chi amministra enti pubblici. Approfondiremo in maniera puntuale tutte le leggi e le norme che prevedono l’incompatibilità; quello che è certo è che è inopportuno a livello politico che lui continui a rivestire quel ruolo. Non è un attacco contro la persona di Ferrante, e nemmeno decadono i suoi meriti o viene messo in discussione il suo operato, ma per occupare quel posto occorre essere illibati».
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