Il caso Viviani scuote tutto il Pd Mariani: mi dimetto da capogruppo

L’espulsione del segretario del circolo di Alba per le frasi sugli immigrati innesca una reazione a catena Il consigliere regionale potrebbe anche restituire la tessera: «Colpiscono lui per colpire me»
ALBA ADRIATICA. Nella piccola Alba Adriatica il casus belli che fa scoppiare la guerra provinciale e regionale tra le fazioni interne del Partito Democratico. All’indomani della notizia dell’espulsione del segretario del circolo albense Gabriele Viviani – punito per le sue esternazioni sul problema dei migranti – e della nomina dell’assessore regionale Dino Pepe come commissario ad acta della fase congressuale locale, da Sandro Mariani arriva una reazione fragorosa: «Mi dimetto da capogruppo Pd nel consiglio regionale e prendo in considerazione l’ipotesi di riconsegnare la tessera del partito, perché si sta colpendo Viviani per colpire me». Molto più di un attestato di solidarietà a Viviani, quella di Mariani è una presa di posizione fortissima che lega più che mai le sue sorti politiche a quelle dell’ormai ex segretario albense, ma anche alle sorti del segretario provinciale Gabriele Minosse, espressione della stessa linea nei congressi imminenti. Aggiunge Mariani, riferendosi anche alle frasi incriminate di Viviani su Facebook sul tema dei migranti che gli sono costate l’espulsione: «Quello che sta accadendo ha dell’assurdo. E’ necessario occuparsi di cose più serie, altrimenti dovrebbero essere cacciati tutti gli iscritti per le loro esternazioni personali. Né io, né il segretario provinciale Minosse e tantomeno Viviani siamo stati informati ufficialmente su quanto annunciato da Rapino sulla stampa, soprattutto in via ufficiale. Mi auguro quindi un ripensamento da parte degli organi regionali del partito. In caso di conferma, lascio il ruolo di capogruppo regionale, questo è fuori discussione».
Dal fronte opposto a quello che vede schierati Mariani, Minosse e Viviani, a parlare è invece l’avversario interno in prima fila ad Alba Adriatica, Nicolino Colonnelli, fuori dal Pd ma esplicitamente legato alla figura e alla linea di Pepe: «Sono pronto a richiedere di nuovo la tessera del partito ad Alba Adriatica, dopo essermi tenuto lontano per mesi in polemica con Minosse e Viviani, perché non all’altezza dei propri ruoli. Si apre adesso un passaggio importante, che deve essere un’occasione per voltare pagina e passare il testimone ai giovani che vogliono impegnarsi nel ricostruire il partito e nel dare vita ai quadri dirigenti per il futuro della città. Per questo, al congresso locale, non mi candiderò per la segreteria del circolo albense». Colonnelli non tornerà da solo: insieme a lui c’è un folto gruppo di ex iscritti che a scaglioni ha lasciato il partito dopo la frattura insanabile della sconfitta alle elezioni comunali del 2013 e dopo lo scontro durissimo del congresso locale del 2014. E’ evidente, quindi, che in ballo ci sono gli equilibri di uno dei circoli più grandi della provincia, che esprimerà ben quattro delegati nel congresso che a fine ottobre eleggerà il nuovo segretario del Pd teramano. Per questo, ieri ha voluto dire la sua anche l’albense Ilenia Ceci, uscita due settimane fa dal partito dimettendosi dai ruoli di vicepresidente regionale del Pd e di vicesegretario locale: «Come le polemiche sulle frasi infelici di Viviani erano solo strumentali, adesso l’espulsione è solo un pretesto per allontanare con la forza un segretario eletto, a pochi giorni da un congresso. E il nome di Pepe come commissario, anziché quello di una figura al di sopra delle parti, ha la sola conseguenza di spargere benzina sul fuoco».
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