Il Cirsu all’attacco: «Il debito non c’è e va sequestrato»

4 Settembre 2014

Di Matteo torna ad accusare i suoi predecessori, Aia e Deco «In due anni la società ha subito un danno da 9 milioni»

TERAMO. I vertici Cirsu s’affidano alla giustizia sul maxi-debito da 2 milioni e 250mila euro che il consorzio di rifiuti deve al socio privato di Sogesa, Aia spa. «Noi crediamo di non dover pagare, per questo abbiamo depositato un ricorso ante causam in tribunale, diretto ad ottenere il sequestro del credito asseritamente vantato da Aia Spa», è la posizione dell’attuale presidente Angelo Di Matteo che ieri ha fatto chiarezza su questo e altri punti dell’affaire Cirsu a due giorni dall’altra «operazione verità», dell’ex presidente Luciano D’Amico, chiamato in causa proprio da Di Matteo nell’istanza di autotutela sui debiti accumulati da Cirsu e non versati al socio privato entro i tempi stabiliti, cioè fine luglio.

«Le risorse nel piano di ristrutturazione ci sono», assicura il presidente che, però, contesta ad Aia e Deco (socio di maggioranza di Aia) «crediti ben maggiori» dovuti al Cirsu «per fatti illeciti commessi a danno della parte pubblica». Tutti fatti al vaglio della magistratura; intanto sott’accusa della governance Cirsu, com’è noto, ci sono anche le gestioni a guida D’Amico e Cerquoni, tra il 2008 e il 2009.

LA RISPOSTA A D’AMICO. Gestioni che avrebbero lasciato in eredità un danno patrimoniale da 9 milioni e il cui «punto di non ritorno» starebbe nella ricapitalizzazione del 2008, da 2 milioni e 500mila euro del braccio operativo di Cirsu, la Sogesa, con l’ingresso del socio privato. L’operazione, che a detta di D’Amico salvò Sogesa, per Di Matteo e gli altri membri del Cda ( il vicepresidente Angelo Di Gennaro e Franco Maggitti) «danneggiò la compagine pubblica a vantaggio di Aia e Deco, quest’ultimo principale concorrente del Cirsu, tra l’altro entrati in Sogesa senza gara pubblica». Nel 2010 la nuova ricapitalizzazione di Sogesa a opera di Cirsu, per coprire le perdite del 2009. Poi il fallimento della partecipata – quando ormai «non c’erano soluzioni alternative» – mentre il privato, cioè Deco, «s’avvantaggia di questa crisi e dell’emergenza rifiuti, guarda caso quando gli viene approvato l’impianto di Casoni».

NUOVA DISCARICA A INIZIO 2015. Commistioni malsane pubblico-privato insomma quelle che la governance contesta alle gestioni passate, a differenza dell’attuale piano di rilancio che vede il consorzio «attore di prim’ordine nel panorama della gestione integrata dei rifiuti». E questo grazie al revamping (revisione e ammodernamento) impiantistico, alla riapertura della vecchia discarica e l’apertura, a inizio 2015, dopo i ritardi per il contenzioso con Deco. I lavori per il primo dei due invasi sono stati già affidati. Intanto, sul fronte occupazionale, Cirsu rivendica il riassorbimento della metà degli ex Sogesa, 24 sui 52 lavoratori attualmente non occupati (i dipendenti della partecipata erano circa un centinaio); ma l’obiettivo è di arrivare al 70% per fine 2014.

Fabio Marini

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