Il Cirsu dovrà pagare 50mila euro

14 Luglio 2015

Il tribunale respinge il ricorso contro l’Aia e lo condanna alle spese legali

GIULIANOVA. Il tribunale di Teramo dichiara inammissibile il ricorso presentato dal Cirsu per richiedere, in via di autotutela, il sequestro conservativo dei propri beni: la vicenda è il nuovo capitolo della ben nota querelle tra il consorzio dei rifiuti e l'Abruzzo igiene ambiente (Aia), la società del gruppo Deco che vanta nei confronti del Cirsu un credito di 2 milioni e 250.000 euro. Il giudice civile Eloisa Angela Imbesi, in pratica, ha dichiarato come il tribunale di Teramo non sia competente per prendere in esame la materia del ricorso del Cirsu, in quanto tale compito spetta alla sezione imprese del tribunale dell’Aquila, che in passato aveva già bocciato la stessa richiesta del consorzio. Tale pronunciamento, inoltre, rappresenta la fine del primo round che vede contrapposti Angelo Di Matteo, attuale presidente del Cirsu, e l’ex presidente Luciano D'Amico, Lunella Cerquoni, Luigi Romagnoli, Gabriele Di Pietro, Giovanni Marchetti, e Simonetta Spina, i quali assieme alla Deco e all'Aia dovranno essere risarciti di circa 50.000 euro per «spese legali e di lite».

Il rettore dell'ateneo teramano e gli altri ex responsabili del Cirsu e della Sogesa (ex braccio operativo del consorzio, di cui faceva parte la stessa Aia) erano stati tirati in ballo da Di Matteo, durante l'estate 2014, per motivare l'accumularsi del debito del Cirsu negli ultimi anni, di cui fa parte anche la somma che non è stata liquidata all'Aia. Ecco perché il recente pronunciamento del tribunale rappresenta una prima vittoria per D'Amico e gli altri, nonostante la fase penale del procedimento non entri ancora nel vivo. Il debito del Cirsu nei confronti dell'Aia è frutto del mancato pagamento, da parte del consorzio, delle azioni dell'Aia acquisite nel momento in cui la Sogesa divenne completamente pubblica. Secondo quanto previsto dal piano di risanamento approvato dal tribunale di Teramo, il Cirsu avrebbe dovuto liquidare il proprio debito nei confronti dell'Aia entro il luglio del 2014, ma questo non è mai avvenuto; anzi il Cirsu aveva fatto richiesta ai giudici del sequestro conservativo del credito vantato da Aia, in quanto non più riconosciuto. La richiesta non era stata accordata dal tribunale aquilano, ed ora è stata respinta anche dai giudici teramani, che hanno ribadito la competenza in materia dei colleghi aquilani. (s.p.)

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