Il commercio si sposta verso la costa

Negli ultimi otto anni l’entroterra ha perso negozi, soprattutto Teramo (-38) e Montorio (-37). Exploit di Silvi: +102 attività
TERAMO. Serrande abbassate, negozi sfitti, ma non sulla costa. Il settore del commercio al dettaglio ha subito in provincia una profonda trasformazione negli ultimi otto anni.
«E’ in atto un radicale riposizionamento delle attività commerciali», spiega Gloriano Lanciotti, presidente della Camera di commercio di Teramo, «causato da diversi fattori, che vanno dalla crisi dei consumi all’abbandono dei centri storici. Un altro fattore determinante è la modificazione dei modelli dei consumi: ora per molto l’acquisto al centro commerciale corrisponde con uno svago che coinvolge tutta la famiglia. Ed ecco dunque la concentrazione nelle grandi superfici di vendita. Non è un caso se nella nostra provincia sono in attivo i centri che ospitano grandi superfici di vendita».
Ecco dunque il dato eclatante di +102 attività a Silvi e il +18 di Colonnella, dal 2010 al 2018. Ma in generale parte della costa e alcune zone della Val Vibrata si confermano più attrattive, come testimoniano i dati di Alba (+16), Corropoli (+12), Tortoreto (+19). Di contro, è “Profondo rosso” in molti centri dell’interno, quasi tutti. Spiccano Teramo (-38), Atri (-20), Campli (-28), Cellino (-11), Montorio (-37), Nereto (-11) Notaresco (-22). Ci sono poi alcune località costiere che perdono attività commerciali, come Giulianova (-21), Pineto (-12) e Roseto (-7). In fin del conti, in otto anni in provincia di Teramo il saldo è di -115 attività commerciali. Il calo è minore rispetto a quello di altre province (L’Aquila -297, Chieti -263, ma Pescara fa segnare un +503).
All’interno del comune di Teramo, che comunque fa segnare un dato fortemente negativo, si assiste a un altro tipo di riposizionamento delle attività commerciali che lasciano il centro storico per spostarsi in zone o vie più appetibili perchè gli affitti costano meno e anche perchè sono raggiungibili più facilmente dalle automobili. Il centro storico del capoluogo, in effetti, non ha mai completato la sua metamorfosi in zona di passeggio confortevole e attrattiva. E quindi ecco l’esodo verso aree semi-periferiche e periferiche come via Pannella, viale Crispi e San Nicolò a Tordino. In centro storico a Teramo, a parte qualche eccezione che resiste coraggiosamente, sono rimaste le grandi catene distributive in franchising che della presenza nei centri storici fanno un baluardo della propria politica commerciale e i negozi che vendono articoli a prezzi molto convenienti. Anche questo è un effetto della crisi dei consumi determinata dal minore potere di acquisto delle famiglie e dalla trasformazione della articolazione delle classi sociali, con una classe media sempre più esigua. Non è un caso se anche a Teramo si è ridotta la fascia di negozi medio-alta, sostituita appunto da negozi che vendono merce a basso costo o da punti vendita nei centri commerciali.
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