Il comparto del turismo chiede risposte immediate

15 Aprile 2020

Il presidente di Roseto Incoming Olivieri: «Quest’estate si lavorerà al 20%  Serve chiarezza sui costi da sostenere e sulla sicurezza nelle strutture ricettive»

ROSETO DEGLI ABRUZZI. «Questa estate, ad essere ottimisti, si lavorerà al 20 per cento delle capacità. Con queste cifre è evidente che non conviene aprire perché i costi superano le entrate».
A lanciare l’allarme è Giuseppe Olivieri, presidente dell’associazione Roseto Incoming-operatori turistici e titolare di un hotel a Roseto, molto preoccupato, come tanti suoi colleghi, per il prolungarsi dell’emergenza coronavirus che, inevitabilmente, avrà ripercussioni negative sul comparto turistico nella prossima stagione estiva. «Stiamo vivendo una crisi sociale ed economica senza precedenti», continua Olivieri, «dove bisognerà affrontare per un lungo periodo un cambiamento di costumi, dove molte aziende chiuderanno se non ci saranno interventi veloci. Poi c’è il tunnel economico delle imprese, alberghi, villaggi, camping, ristoranti, negozi, bar, stabilimenti balneari. Qui lo Stato appare lontano, non sembra aver compreso il problema reale».
Secondo Olivieri c’è bisogno urgentemente di liquidità per imprese e famiglie, anche in parte a fondo perduto, una sorta di nuovo “Piano Marshall”, come nel dopoguerra. «Non servono mezze misure o piccoli interventi come stiamo vedendo in questo momento», sostiene l’imprenditore. «Lo Stato dovrebbe dare una risposta immediata. È ovvio che la fase 2 è inadeguata: giustamente ci impongono il distanziamento sociale per sicurezza, però devono sapere se una attività commerciale è strutturata per ospitare 100 persone e poi, a essere fortunati, ne potrai servire solo 20, come si potrà mantenere lo stesso livello occupazionale di prima, la stessa tassazione, lo stesso affitto? I costi che sostenevano prima le attività non possono essere sostenuti adesso». Ci sono poi dei problemi pratici evidenziati da Olivieri, come i possibili contagi all’interno di una struttura ricettiva e le difficoltà di distanziamento in particolari luoghi di lavoro.
«Se un dipendente di una struttura alberghiero/turistica contrae il coronavirus, come viene considerato: infortunio sul lavoro?», chiede. «E se lo contrae un ospite della struttura, cosa succede: chiudiamo con tutti gli ospiti dentro? E con il conto pagato fino ad una certa data, chi paga i giorni in più della permanenza forzata? E viceversa: chi deve arrivare e ha dato una caparra, non può entrare? Bisogna anche rendersi conto delle difficoltà del distanziamento sociale nelle strutture ricettive, che sono diverse rispetto a un fabbrica di produzione: come faranno i cuochi in cucina tra loro, si lanceranno le padelle?». Tutti quesiti legittimi, che attendono una risposta concreta dalle istituzioni. Molte imprese turistiche stanno prendendo in considerazione di non riaprire proprio per tutti questi motivi. «In questa situazione senza precedenti imprese e famiglie devono avere una risposta adesso, non dopo», conclude Olivieri.
«Il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, insieme all’assessore al turismo Mauro Febbo, dovrebbe fare da capofila e convocare in remoto con estrema urgenza tutte le Regioni per portare sul tavolo del governo questi urgenti problemi».
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