Il Comune fa ricorso al Tar contro le nomine alla Ruzzo Reti

12 Marzo 2019

La giunta D’Alberto impugnerà il verbale dell’assemblea dell’acquedotto che ha ridefinito il cda Il sindaco: «Quel rimpasto viola le disposizioni dello statuto ed è politicamente inaccettabile» 

TERAMO. La nomina dei nuovi vertici della Ruzzo Reti finisce al Tar. Il Comune, con una delibera di giunta, ha deciso d’impugnare l’esito della votazione che nell’assemblea del 1° dicembre ha ridefinito l’assetto del consiglio di amministrazione dell’azienda acquedottistica. I primi cittadini dei Comuni serviti dalla società in quell’occasione hanno avallato a maggioranza la ridistribuzione dei ruoli tra Alessia Cognitti, eletta presidente, Alfredo Grotta, designato come vice, e Antonio Forlini, rimasto consigliere dopo aver presentato le dimissioni dalla presidenza. L’operazione non è stata condivisa da Gianguido D’Alberto che puntava su radicale rinnovamento nei nomi e nel metodo di formazione del cda. Il sindaco del capoluogo di provincia, che è azionista di maggioranza relativa del Ruzzo, in assemblea prospettò la designazione di un amministratore unico da individuare tramite selezione pubblica. Questa proposta, secondo il primo cittadino teramano avrebbe politicamente spezzato l’asse formato da Paolo Gatti per il centrodestra e da Tommaso Ginoble, ex parlamentare del Pd, che aveva dato vita al precedente consiglio di amministrazione e al successivo rimescolamento delle poltrone tra gli stessi componenti. L’assemblea dei sindaci, però, ha confermato quell’assetto con la Dem Cognitti, il gattiano Grotta e il presidente uscente in un ruolo più defilato ma di piena continuità con la gestione bipartisan già avviata.
Al di là della questione politica, che lo ha visto soccombere, per D’Alberto è rimasta in piedi quella giuridica in base alla quale la disciplina delle società partecipate come il Ruzzo richiede la nomina di un amministratore unico al posto del cda, salvo specifiche esigenze organizzative. Per entrambi i motivi, comunque, la giunta con il sostegno della maggioranza ha deciso di impugnare la rielezione dei vertici dell’azienda. «Non si tratta di un atto contro qualcuno, non è un giudizio sulle persone», tiene a precisare D’Alberto, «dal nostro punto di vista, la nomina del nuovo cda della Ruzzo non risponde a due criteri: il primo connesso alle disposizioni dello statuto, il secondo di autentica natura politica». Il sindaco sottolinea di nuovo che «è necessaria un’innovativa direzione, capace di invertire la rotta e assicurare una gestione positiva di una delle aziende più importanti del territorio, che ha il compito di tutelare e garantire un bene primario per i cittadini». Sono necessari di conseguenza «nuovi sistemi gestionali e nuove figure professionali». La decisione di impugnare il rinnovo delle cariche alla guida dell’acquedotto, prosegue il primo cittadino, «è in linea con quanto da noi affermato nel messaggio che la nostra elezione ha incarnato: non scendere a compromessi con accordi che sanno molto di “politichese” e poco di una reale volontà di affrontare le problematiche e le sfide di un ente fondamentale».
©RIPRODUZIONE RISERVATA