Il Comune: «L’utero in affitto è illegale»

19 Marzo 2019

Per l’avvocatura civica iscrivere il piccolo all’anagrafe significa legalizzare un’attività illecita come la maternità surrogata

GIULIANOVA. «Il Comune di Giulianova evidenzia come la trascrizione dell’atto di nascita del minore sia contraria all’ordine pubblico italiano inteso quale insieme di principi e di valori irrinunciabili del nostro ordinamento». È il concetto principale su cui si è basato il rifiuto dell’amministrazione giuliese di iscrivere all’anagrafe il bambino nato in Ucraina attraverso la maternità surrogata, detta comunemente utero in affitto. Il passaggio è contenuto nella memoria di costituzione in giudizio presentata dall’avvocato del Comune Michele Del Vecchio, per conto del commissario Eugenio Soldà, al tribunale civile di Teramo che a fine mese esaminerà il ricorso dei genitori del piccolo (anche se l’amministrazione giuliese non li riconosce tali), un uomo originario di Giulianova e la moglie argentina, entrambi iscritti all’Aire, l’anagrafe degli italiani residenti all’estero, contro il diniego dell’ufficiale di stato civile di Giulianova di iscrivere il bambino all’anagrafe. La coppia vive in Spagna e il bambino è nato in Ucraina perché in quel Paese la maternità surrogata è legale, mentre in Italia è assolutamente vietata. Per questo l’anagrafe ha rifiutato l’iscrizione, per non dover legalizzare una pratica illegale nel nostro Paese.
Il Comune giuliese non considera i coniugi genitori del bimbo perché mentre il padre ha un legame biologico con il piccolo – avendo donato il seme con cui è stato fecondato l’ovulo di una donatrice, impiantato poi nell’utero di un’altra donna che ha portato a termine la gravidanza – la moglie non ne ha alcuno. E infatti nella memoria presentata al giudice, si legge che «di uno status del minore quale figlio dei ricorrenti non può, nel nostro Paese, parlarsi perché ne difetta in radice l’attribuzione, cioè il titolo». E forse è stato proprio questo passaggio, insieme ad altri dello stesso tenore, a indurre la coppia a parlare di «ostilità e freddezza» nei loro confronti, e soprattutto nei confronti del bimbo da parte del Comune di Giulianova. In attesa di sapere cosa stablirà il tribunale di Teramo – ed eventualmente anche la Corte europea dei diritti dell’uomo, alla quale i coniugi hanno già detto di volersi appellare se la magistratura italiana non dovesse accogliere la loro richiesta – il Comune giuliese sostiene che «non è ammissibile attribuire la maternità a due donne, individuando nella madre che partorisce il figlio un requisito indispensabile per il riconoscimento di una rapporto di filiazione tra gli stessi genitori e un terzo soggetto». E che la madre naturale sia da considerare colei che partorisce, l’atto del Comune lo sottolinea più di una volta, anche se siamo di fronte a un caso complesso, se non altro perché vi è una terza donna coinvolta, la donatrice dell’ovulo che ha un rapporto genetico diretto con il bambino, e non solo biologico come la donna che lo ha partorito.
Nell’opporsi alla mancata iscrizione, la coppia – tramite l’avvocato Giorgio Muccio di Bologna – ha fatto leva sulla tutela del superiore interesse del minore, in considerazione di tutti i diritti, anche fondamentali, che potrebbe perderesenza l’iscrizione all’anagrafe. Ed ecco come risponde sul punto l’avvocato del Comune: «Il legislatore italiano ha considerato che tale interesse si realizzi propri attribuendo la maternità a colei che partorisce e affidando all’istituto dell’adozione, piuttosto che al semplice accordo tra le parti, la realizzazione di una genitorialità disgiunta dal legame biologico». E in ogni caso, aggiunge la memoria, citando sentenze della Cassazione e della Corte europea, «il principio dell’interesse del minore da solo non può essere decisivo». (e.a.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.