«Il Comune non aiuta il commercio»

24 Maggio 2016

Parla il titolare della gelateria in vendita: «Ecco perchè lascio»

TERAMO. «E’ vero, dopo 8 anni di attività ho messo in vendita la mia gelateria, ma non è solo colpa della crisi che genericamente investe il commercio». A parlare è Andrea Di Ludovico che da 8 anni gestisce una gelateria lungo corso San Giorgio, “Nuove tentazioni”.

L’esercizio, come diversi altri in città, è in vendita. Il proprietario in futuro pensa a trasferirsi fuori Abruzzo. Sono scelte di vita personali. Ma certamente non serberà un ricordo di Teramo come una città che ha agevolato la sua impresa. «Indubbiamente il commercio sta attraversando un momento di crisi a livello generale, ma ci sarà anche un motivo per cui Teramo è nella situazione peggiore fra i quattro capoluoghi di provincia. Anche se nell’ambito della crisi, altrove si lavora meglio». Il gestore della gelateria parla di precise responsabilità del Comune di Teramo. «Ricordo chiaramente l’incontro con l’amministrazione comunale prima che iniziassero i lavori su corso San Giorgio», osserva Di Ludovico, «ci dissero che sarebbero durate un mese, un mese e mezzo al massimo a lotto. Il cantiere io ce l’ho avuto qui davanti per 5 mesi». Il commerciate dice di non vedere nutrite squadre di operai – si era parlato di tre turni – ma spesso anche solo un paio di persone.

«Ma non è tutto», incalza Di Ludovico, «vogliamo parlare della carenza dei parcheggi. E di quello che è accaduto con i varchi con le centinaia di multe fatte a tutti quanti? E’ chiaro che poi la gente, i clienti sono scoraggiati a venire in centro storico. Il Comune non è stato attento alle esigenze del commercio in centro storico».

Probabilmente le ragioni che hanno indotto il titolare di “Nuove tentazioni” a mettere in vendita la gelateria sono anche altre, ma è ben presente l’insoddisfazione verso le istituzioni locali che quantomeno non hanno messo in pratica politiche di sostegno alla categoria. Più o meno è quanto sostenuto sia da Confcommercio che da Confesercenti che in diversi modi hanno sollecitato una maggiore solidarietà verso imprenditori che ogni mattina, quando alzano la serranda, sostengono una battaglia per la sopravvivenza. (a.f.)