Il Comune: «Riaprire gli spazi culturali»

L’assessore Core: «Incomprensibili alcune misure. È necessaria una programmazione nazionale»
TERAMO. È ormai più di un anno che il mondo della cultura è fermo al palo, nonostante i tentativi di reinventarsi per fare fronte alle restrizioni imposte dalla pandemia e nonostante le diverse iniziative promosse dallo stesso Comune di Teramo per sostenere associazioni e maestranze locali in un periodo estremamente difficile. Iniziative che hanno permesso ad artisti e associazioni di respirare un po' ma che, come sottolinea l'assessore alla cultura del Comune di Teramo Andrea Core, da sole non sono sufficienti a garantire un futuro al settore.
Da qui la richiesta, al Governo, di una programmazione complessiva che, laddove la situazione epidemiologica lo consenta, porti a delle riaperture, anche con ingressi contingentati, che siano il più possibile continuative. Questo anche in considerazione del fatto che la compressione degli spazi di libertà, necessari a contenere e combattere la pandemia, porta sempre più spesso, ad ogni riapertura, forme di aggregazione incontrollate e al costante consumo di alcool da parte dei più giovani, privati di fatto di tutti gli altri spazi.
«Come amministrazione abbiamo lavorato fin da subito per essere pronti e dare risposte concrete a questo settore, che ormai da un anno non riesce a lavorare», sottolinea l'assessore, «abbiamo ripristinato i contributi per le associazioni e continueranno a prenderli anche per i prossimi anni, per le maestranze, laddove possibile, abbiamo cercato di organizzare eventi ogni qualvolta è stato possibile, come ad agosto con Teramo Natura Indomita o a Natale in streaming, puntato in entrambi i casi su artisti locali. Sui musei scontiamo l'impossibilità di aprire, ma anche qui lo abbiamo fatto ogni volta che siamo stati in zona gialla. La questione, però, è che il fatto di non avere una programmazione, nemmeno a medio termine, rende di fatto impossibile lavorare. E non è un caso che su questi temi stia spingendo anche l'Anci».
L'assessore evidenzia infatti come le problematiche, in un mondo particolarmente variegato come quello della cultura, siano molteplici: per organizzare una mostra, ad esempio, serve tempo, e spesso si rischia di non poterla aprire o tenerla aperta per via del cambio di colore della Regione o anche solo di una parte di territorio, così come ci sono tutta una serie di settori le cui produzioni non si prestano ad essere digitalizzate o a essere fruite online. «Noi ovviamente non ci stiamo rassegnando e stiamo portando avanti veri progetti», conclude Core, «dalla digitalizzazione del nostro patrimonio culturale al patto per la lettura che ha già registrato una grande risposta. Ma il discorso è che o si decide che la cultura è veramente uno dei perni su cui far ripartire il paese o diventa complesso andare avanti. Per le maestranze in molti casi siamo al limite della disperazione, sono sempre di più quelli che stanno mollando perché non arrivano a fine mese. E francamente alcune misure sono incomprensibili a tutti. Credo che vada fatta una discussione sulla riapertura, contagi permettendo, di alcuni spazi con ingressi contingentati».
Alessia Marconi
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