Il Comune rischia la stangata per un esproprio di 47 anni fa

Nel ’68 l’ente occupò senza decreto un’area privata in piazza Sant’Anna per farne un parcheggio e nel ’91 ne nacque una causa con i fratelli Merlini che la Cassazione ha riaperto di recente
TERAMO. Rischia di trasformarsi in una tegola pesantissima, pari a un esborso di un milione e 200mila euro, la sentenza attesa per un contenzioso che il Comune di Teramo ha ereditato dal passato, addirittura da mezzo secolo fa, quando parte di piazza Sant’Anna, di proprietà di privati, fu occupata per la trasformazione di un parcheggio senza una regolare procedura di esproprio. Il fatto risale al 1968, quando il Comune diede il via alla trasformazione del centralissimo slargo a parcheggio per motivi di pubblica utilità occupando un’area di circa 700 metri quadrati.
La causa fu avviata tuttavia dai fratelli Merlini, proprietari dell’area, solo nel 1991, dunque 23 anni dopo, per ottenere il risarcimento per quell’occupazione, che secondo i privati era illegittima in assenza di un decreto di esproprio. Tuttavia, nel momento in cui fu avviata l’azione legale, i Merlini non indicavano la data della effettiva trasformazione in parcheggio dell’area di loro proprietà, ma citavano una delibera di giunta risalente al 1988 con la quale il Comune approvò il programma esecutivo del parcheggio, il programma di recupero del patrimonio edilizio e l’acquisto delle aree di proprietà della famiglia per un valore che all’epoca era quantificato in 250 milioni di lire. Dunque il Comune, pur avendo trasformato l’area in un parcheggio nel ’68, perfezionò formalmente la procedura solo vent’anni dopo: ma alla delibera non seguì né un decreto di esproprio, né una trattativa per l’acquisto della proprietà. Da qui il contenzioso in cui il Comune, costituitosi in giudizio, attraverso un avvocato esterno contestava la controparte. Come ha spiegato l’assessore con delega agli affari legali Mirella Marchese, che ha ereditato questa patata bollente, il Comune eccepì il diritto di usucapione avvenuto in suo favore dal momento che aver posseduto l’area dal 1969 (data a cui risalgono prime delibere sui lavori e quando fu trasformata in parcheggio) aveva permesso di mandare in prescrizione il diritto al risarcimento vantato dai fratelli Merlini. «Secondo i legali del Comune», spiega l’assessore Marchese, «il termine quinquennale era già decorso dall’eventuale illecito dal momento che la causa fu intentata solo nel 1991. E il tribunale di Teramo con una prima sentenza ci ha dato ragione». Diverso fu il giudizio in appello visto che la Corte, con una sentenza non definitiva, ha ritenuto inammissibili le ragioni del Comune perché a suo giudizio il Comune avrebbe dovuto anch’esso proporre appello verso la prima sentenza del tribunale. La Corte d’appello decretò l’area come edificabile e dispose la quantificazione del danno, stimato in un milione e 200mila euro con interessi e rivalutazione.
Il contenzioso è passato successivamente nelle mani dell’avvocatura interna, che ha proposto il ricorso in Cassazione. La Suprema corte ha prima sospeso la sentenza d’appello e poi disposto l’annullamento poiché il giudice d’appello avrebbe dovuto ritenere ammissibili le eccezioni di usucapione del Comune. «Attualmente la Corte d’appello», spiega Marchese, «deve entrare nel merito delle eccezioni per dichiarare se le nostre ragioni sono fondate. Sono fiduciosa perché il lavoro dell’avvocatura ci ha consentito di ottenere una prima vittoria. La sentenza è attesa a breve, ma mi auguro che il lavoro dei legali ci consenta di scongiurare il pagamento di un debito che abbiamo ereditato quasi cinquant’anni fa».
Questo contenzioso, così come un altro contenzioso relativo all’esproprio del terreno dove sorse la discarica La Torre per un valore di 550mila euro, preoccupa tuttavia l’assessore al bilancio Eva Guardiani, che ha in mente l’apertura di un fondo contenziosi per onorare i debiti. «E’ diventato un obbligo di legge quello di accantonare fondi per i contenziosi, e il Comune sta facendo la sua parte per non arrivare impreparati a sentenze che potrebbero darci torto e imporci il pagamento di somme pesantissime».
Marianna De Troia
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