Il Comune smonta il dehors e scatta la protesta: «Mi do fuoco»

18 Maggio 2017

Il compagno della titolare del Be Estro minaccia un gesto estremo. La donna denuncia: «In tre mesi mai ricevuta in municipio, senza la struttura ritenuta abusiva devo licenziare sette persone»

GIULIANOVA. Questa mattina una ditta incaricata dal Comune smonterà il dehors del ristorante Be Estro in piazza Martiri Fosse Ardeatine in pieno centro e il compagno della titolare, Massimo Zarroli, minaccia di darsi fuoco. «La notifica di rimozione della struttura è arrivata ieri tramite pec», spiega Natascia Di Ferdinando, proprietaria del ristorante, nel corso di una conferenza stampa, «mentre l’ordinanza di rimozione mi era stata comunicata il 30 marzo scorso insieme alla denuncia penale per abuso edilizio. C’erano 30 giorni di tempo per smantellare la struttura, così ho chiesto ripetutamente un incontro al sindaco e al dirigente del settore tecnico Corinto Pirocchi, anche attraverso lettera protocollata, per cercare una soluzione, ma l’incontro non mi è mai stato concesso. Il locale è privo di vetrine», spiega la Di Ferdinando, «e senza il dehors rimane completamente aperto; inoltre perdo dai 30 ai 50 posti a sedere. Purtroppo sono stata ignorata e adesso sono nella condizione di dover rimandare a casa sette dipendenti con contratto a tempo indeterminato e con un’esposizione in banca di 200 mila euro».
Il vecchio locale (ex Caraibi) aveva già il dehors. La struttura era stata smontata per permettere i lavori di sistemazione della facciata dell’edificio e quindi la nuova gestione aveva fatto la richiesta di ripristino della struttura al Comune. «L’ufficio tecnico ci ha detto che non potevamo presentare la Scia perché il Comune non ha un regolamento per l’istallazione dei dehors», dice Massimo Zarroli, ma il sindaco Mastromauro e il dirigente della polizia municipale Iustini ci hanno dato dei suggerimenti per superare il problema e noi li abbiamo eseguiti alla lettera. Purtroppo però l’iter che ci hanno indicato ci ha portato a questo risultato, e adesso rischiamo di veder andare in fumo l’investimento. La realizzazione del dehors è costata 30 mila euro», continua Zarroli, «e secondo la disposizione del Comune la ditta che farà la rimozione dovrà tenere in custodia la struttura per sei mesi. Mi chiedo perché gli altri locali hanno avuto l’autorizzazione e noi no».
Nel frattempo Natascia Di Ferdinando ha ricevuto una sanzione amministrativa da 6 mila euro per la mancata comunicazione al Suap del nuovo indirizzo del ristorante che fino a febbraio scorso si trovava nei locali di via Quarnaro. «Nel giorno della comunicazione il sistema informatico non funzionava», spiega la Di Ferdinando, « e ho protocollato a mano la comunicazione. Il Comune ha contestato la procedura e ha elevato la sanzione. Nei giorni seguenti però ho regolarizzato la comunicazione del nuovo indirizzo tramite Suap e quindi adesso la questione è risolta». Mistero fitto anche per quanto riguarda l’autorizzazione di occupazione del suolo pubblico. «Ho protocollato la domanda il 10 marzo», dice la titolare, «e ho visto con i miei occhi l’autorizzazione firmata da tutti gli uffici del Comune, ma a me non è ancora arrivata e mi chiedo: perché il Comune non mi ha ancora notificato ufficialmente la concessione?».
Mirella Lelli
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