Il consulente del pm: in banca c’era un ambiente opaco

TERAMO. Non esita a definire «opaco» l’ambiente in cui ai clienti è stato prospettato un investimento a basso rischio che «certo non era a basso rischio». Nella quarta udienza del processo in corso...
TERAMO. Non esita a definire «opaco» l’ambiente in cui ai clienti è stato prospettato un investimento a basso rischio che «certo non era a basso rischio».
Nella quarta udienza del processo in corso davanti al giudice Flavio Conciatori per la presunta truffa con le azioni ex Tercas (con 28 imputati tra cui l’ex direttore generale Antonio Di Matteo) è la volta del consulente della pubblica accusa rappresentata dal pm Enrica Medori. Si tratta di Igor Catania, già consulente della Procura teramana per il crac Curti-Di Pietro e conosciuto alle cronache nazionali per essere stato il consulente dei pm romani nel processo sul “Madoff dei Parioli”. «Dal mio esame è emersa una sostanziale asimmetria su quanto percepito dai clienti e l'effettivo investimento sottoscritto», ha detto Catania, «l’investimento riguardava infatti l'acquisto di azioni proprie di una banca che su una scala da 1 a 5 hanno un rischio pari a 5. Mentre gli investitori hanno percepito di sottoscrivere un prodotto diverso, che è quello dei pronti contro termine e quindi un investimento a basso rischio, con una scadenza predeterminata e un tasso di interesse prestabilito». Per quanto riguarda la cosiddetta profilazione rischio dei clienti Catania ha affermato: «Dall’esame dei vari questionari Mifid ho riscontrato una dicotomia. Nella seconda parte del questionario, dove si identificano gli obiettivi di investimento, quasi tutti i clienti sono risultati con un obiettivo temporale dell'investimento a lungo e medio termine, con una propensione al rischio alta o elevatissima, e con l'obiettivo principale di guadagnare molto pur correndo de rischi. Un profilo che mal si concilia con le informazioni generali fornite dagli stessi clienti nella prima parte del questionario». Aggiungendo a questo proposito: «Molti clienti che avevano acquistato i relativi pacchetti erano pensionati e dipendenti. In due casi pensionati ultraottantenni, con una propensione soprattutto all'accumulo patrimoniale, con una netta incompatibilità tra il profilo dell'investitore e il suo profilo di rischio». (d.p.)
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