Il Csa: per gestire il Cirsu ci accolliamo tutti i debiti
Proposta di concordato preventivo del consorzio aquilano. E la Regione chiede ad Arta e Provincia di dare un parere sulla riapertura all’organico
GIULIANOVA. Il Consorzio stabile ambiente (Csa), ditta che gestisce gli impianti di Grasciano, ha presentato al tribunale di Teramo una richiesta di concordato preventivo nella quale dichiara di essere disposto ad accollarsi tutti i debiti del Cirsu in cambio della continuazione della gestione del polo tecnologico. La notizia è stata appresa dai sindaci soci del consorzio Cirsu, dichiarato fallito lo scorso settembre, nella riunione di ieri in Regione, convocata da Franco Gerardini, dirigente regionale del settore rifiuti.
Durante l’incontro, a cui hanno preso parte anche i responsabili di Csa, Gerardini ha chiesto all’Arta e alla Provincia di Teramo di esprimere il loro parere (favorevole o contrario) in merito allo stato delle piattaforme e dunque sulla possibilità di riapertura del settore dell’organico. Al momento, comunque, il blocco dell’umido permane. Il sindaco di Notaresco Diego Di Bonaventura, unico a non aver firmato la memoria dei sindaci nella quale affermavano la necessità di fare il passaggio dell’Aia (autorizzazione ambientale) da Cirsu a Csa, è tornato a chiedere con forza il rispetto delle norme ambientali. «Ho ribadito che la tutela ambientale del territorio deve essere al primo posto», ha dichiarato Di Bonaventura, «e poi ho anche chiesto che venga rispettato l’impegno preso dalla curatela di rimuovere i rifiuti organici ex Sogesa, presenti ancora nel sito, prima dell’arrivo della stagione estiva».
Per ora, dunque, almeno nell’immediato, il settore organico non riapre, ma si dovranno aspettare le direttive di Arta e Provincia di Teramo. Per la consegna delle relazioni, tuttavia, non sono stati posti termini. Il settore organico era stato chiuso lo scorso 27 gennaio dallo stesso Gerardini, in seguito alla relazione dell’Arta. Il provvedimento sarebbe dovuto durare, però, solo 30 giorni. Dopo il sopralluogo congiunto con Asl, Comuni e Regione lo scorso 16 febbraio nei capannoni di Grasciano, l’Arta aveva confermato che Csa ha ottemperato per metà alle prescrizioni imposte a settembre, dopo un primo sopralluogo di verifica, per la riapertura del settore organico. La ditta aquilana deve infatti ancora potenziare il sistema di aspirazione, così eliminando il cattivo odore, e finire le coperture e le compartimentazioni dei diversi ambienti, separando le tipologie di rifiuti. Gerardini, comunque, all’indomani dello stesso sopralluogo di febbraio, aveva detto che sarebbe stato necessario stilare un cronoprogramma che Csa avrebbe dovuto rispettare in un lasso di tempo lungo 4-6 mesi. Nel frattempo, i Comuni che conferivano l’umido a Grasciano sono costretti a prorogare il conferimento negli stabilimenti Ecoconsul di Ancarano.
Margherita Totaro
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