Il cugino: «No all’intolleranza»

23 Giugno 2017

L’imprenditore Spinelli: per la morte di un 22enne si deve sempre provare dolore

ALBA ADRIATICA. E’ un invito a evitare la trappola dell’intolleranza, a evitare la tentazione del razzismo. Lo rivolge Enrico Spinelli, titolare di un’impresa di torrefazione di caffè a Pescara e cugino di Manuel Spinelli. «E’ inutile fare una differenziazione fra varie etnie e ceppi culturali: questa è una società che nel complesso si sta mettendo in cattive acque», esordisce. Spinelli lancia dunque un appello a evitare «inutili rivalità, la situazione sta diventando pesante per entrambe le parti».
Nel suo messaggio, l’imprenditore di origini rom parte dall’assunto che «la violenza va condannata a priori, da qualsiasi parte provenga. Per cui la morte di un ragazzo di 22 anni dovrebbe addolorare tutti. Ma purtroppo noi viviamo con un marchio addosso. Tanti ragazzi se presentano un curriculum per un lavoro vengono scartati solo perchè si chiamano Spinelli, Ciarelli o Di Rocco. E’ un’etichetta che ci portiamo addosso, io l’ho provato sulla mia pelle. E’ facile entrare in un locale ed essere trattati con insofferenza». Eppure adesso Enrico Spinelli è un imprenditore e ha avuto trascorsi calcistici a livello professionale.
L’appello è a evitare «di giudicare una persona senza conoscerla. Evitiamo almeno di discriminare i ragazzi che crescono adesso. L’educazione te la danno i genitori e l’ambiente in cui cresci. In fondo i buoni e i cattivi ci sono in tutti gli ambiti sociali».
La sensazione che avverte l’imprenditore rom è che adesso sia più facile scivolare verso la violenza. «Abbandoniamo la tentazione di entrare in faide da cui non si esce più, bisogna capire che siamo tutti uno stesso popolo e le usanze vanno rispettate, anche se non si condividono. Io mi sento italiano e mi sento anche zingaro Il rispetto è alla base della persona, abbiamo perso i valori di una sana convivenza. La violenza va condannata a priori, per entrambe le etnie. La legge è uguale per tutti: chi ha sbagliato deve pagare». (a.f.)
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