Il delitto Cialini non ha avuto testimoni

25 Giugno 2016

Inutile anche il “porta a porta” dei carabinieri, nessuno ha visto né sentito. L’unica versione resta quella dell’omicida

GIULIANOVA. Salvo improbabili sorprese, il delitto del 14 giugno finirà nelle aule di tribunale senza alcun testimone oltre alla figlia della vittima, una bimba che sta per compiere sei anni. I carabinieri sono andati casa per casa lungo il tragitto che hanno compiuto con le proprie vetture Paolo Cialini, il consulente informatico giuliese di 47 anni rimasto ucciso, e Dante Di Silvestre, il caldaista 60enne di Mosciano che lo ha accoltellato a morte dopo una lite, ed hanno parlato con decine di residenti. Niente da fare: in quel tragico primo pomeriggio nessuno ha sentito né visto i due litigare per una questione di presunte scorrettezze alla guida, e men che meno li ha visti azzuffarsi fino all’epilogo mortale.

Inutile, dunque, la certosina opera d’indagine compiuta sul posto dal capitano Domenico Calore e dai suoi uomini, com’è stato inutile l’appello lanciato a più riprese sui media dalla procura della Repubblica. Si andrà a processo con una sola versione strutturata, quella di Di Silvestre, e con le poche parole dette agli inquirenti da una bimba sconvolta e spaventata, che si è vista morire il padre davanti e la cui attendibilità ovviamente è tutta da valutare. Che Di Silvestre sia l’autore del delitto non ci sono dubbi, perché è stato lui stesso ad ammetterlo. Cosa abbia preceduto il colpo mortale, però, sarà dirimente per la pena da infliggere al caldaista. L'uomo, assistito dagli avvocati Gennaro Lettieri e Nadia Baldini, è accusato di omicidio volontario aggravato dai futili motivi e di detenzione abusiva e porto abusivo di arma. Nel corso dell'udienza di convalida ha ripetuto ciò che già aveva detto nel corso del primo interrogatorio, confermando di non aver mai conosciuto la vittima (e la cosa è stata accertata dai carabinieri), di essere da solo in macchina (gli inquirenti hanno accertato che il figlio, che spesso lo accompagna sul lavoro, in quel momento era in un altro comune) e di non essersi assolutamente accorto del fatto che nell'altra macchina ci fosse una bambina.

Secondo il caldaista non ci sarebbe stata una lite divisa in due fasi, con un suo inseguimento in auto alla vittima tra l’una e l’altra, ma tutto sarebbe avvenuto nello stesso posto: prima ci sarebbe stato un diverbio verbale a cui successivamente avrebbe fatto seguito l'aggressione da parte di Cialini che lo avrebbe colpito con un calcio al basso vetro. A questo punto, ha ripetuto Di Silvestre, lui avrebbe preso il coltello dall'auto per difendersi. Ricostruzione che non convince la procura: secondo il pm Irene Scordamaglia, titolare del fascicolo, l'uomo non ha ucciso per legittima difesa,(d.v.)

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