Il direttore dell’Usr: «La mia parte l’ho fatta»

Marcello D’Alberto spiega i ritardi con la carenza di personale: «Siamo 28, ma dovremmo essere 80»
TERAMO. La sua presenza è stata incerta fino all’ultimo, nessuno era sicuro che avrebbe accettato l’invito, ma ieri mattina si è presentato puntuale nell’aula del consiglio comunale di Teramo insieme a Lolli a prendersi al sua razione di critiche. Alle quali – peraltro nemmeno tanto accese come ci si poteva aspettare – il direttore dell’Usr Marcello D’Alberto ha risposto prima di tutto con i numeri del personale a sua disposizione nell’Ufficio speciale per la ricostruzione Abruzzo: 28 persone su 50 previste (in realtà sono 29, ma due, ha spiegato il direttore, sono part-time quindi valgono per uno) e fino a qualche mese fa erano molte di meno. Con qualche squilibrio tra personale tecnico e amministrativo che non giova al buon andamento dell’ufficio. E il confronto con gli altri Usr, pur nelle diverse dimensioni dei danni del sisma, è quanto mai esplicativo: l’ufficio delle Marche ne ha 186, l’Umbria 69, il Lazio 71. E il problema non è solo di quantità perché, ha spiegato D’Alberto, «fino a luglio scorso ero l’unico con potere di firma», cosa che ha rallentato ulteriormente l’esame delle pratiche della ricostruzione. Inoltre, ha osservato ancora, la sua nomina è arrivata in ritardo rispetto a quella dei suoi omologhi delle altre regioni terremotate «e anche da questo», ha detto, «dipende il loro vantaggio». E pensare che l’Usr Abruzzo non sarebbe a posto nemmeno con i 50 dipendenti previsti nell’ordinanza perché questo numero è commisurato al “peso” (cioè alla ripartizione delle risorse) del cratere abruzzese che è valutato del 10% rispetto a tutto il centro Italia: se otterrà il peso che gli spetta, cioè il 18%, gli addetti dovrebbero essere 80, più del Lazio e dell’Umbria.
Per una parte del mondo politico D’Alberto deve anche scontare la sua matrice dalfonsiana, cioè il fatto che è stato nominato dall’ex presidente della Regione, ma su questo ha volto ribattere: «Io non sono l’uomo di fiducia della politica, di questa o di quella parte. Io ho partecipato a un concorso e l’ho vinto, sono stato esaminato da un organo tecnico della Regione». Poi, mostrando alcune slide, ha tirato fuori un dato forse sorprendente: pur nell’esiguo numero delle pratiche evase finora l’Usr Abruzzo ha trattato più pratiche di Marche e Lazio in rapporto al personale disponibile. E poi l’Abruzzo ha più pratiche sul Mude (la piattaforma digitale dove transitano le richieste di ricostruzione) di quante ne abbiano, in proporzione, Lazio e Marche e di conseguenza la percentuale di quelle che si riescono a evadere è inferiore visto che il personale è molto più ridotto. «La mia parte l’ho fatta», ha concluso. Chissà se agli sfollati può bastare (e.a.)
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