«Il dottor Petrella mi disse: “tuo marito non muore”»

1 Dicembre 2022

In aula la deposizione della compagna del 68enne camionista deceduto: «Mi consigliò di non chiamare l’ambulanza perché lo avrebbero intubato»

TERAMO. Lo ripete con forza, tra ricordi e lacrime: «Mio marito stava molto male e non riusciva a stare in piedi. Quella mattina telefonai al dottor Petrella alle 6 e lui mi disse di non chiamare l’ambulanza perché in ospedale l’avrebbero intubato e sarebbe morto. E aggiunse: non ti preoccupare, non muore». Quella mattina era l’8 dicembre del 2021 e dopo qualche ora da quella chiamata Gennaro Sanges, camionista casertano di 68 anni, sarebbe morto dopo i vari tentativi di salvarlo degli operatori del 118 allertati dalla moglie.
Ed è la sua deposizione in aula ad aprire il processo a carico di Roberto Petrella,il medico ginecologo teramano no vax accusato di omicidio colposo per la morte di Sangez la cui autopsia ha successivamente accertato il decesso per un infarto al miocardio escludendo il Covid.
In aula Oxana Nazarkevyca, costituita parte civile insieme ai cinque figli che la vittima ha avuto da un altro matrimonio, ripercorre tutte le tappe della vicenda, a cominciare da quando un anno prima della morte il marito si era rivolto al medico teramano per sottoporsi a delle cure alla prostata. «Avevamo girato vari medici ma la situazione non era migliorata», dice la donna, «abbiamo visto Petrella in alcuni filmati sui social in cui parlava di cure specifiche e così siamo andati. Sapevamo fosse un ginecologo ma lui diceva di aver fatto studi mirati sulla prostata e abbiamo avuto fiducia». All’uomo, così come già emerso nel corso delle indagini preliminari, venne prescritta una cura a base di funghi, terapia d’urto e gocce per la diuresi. «Avevamo grande fiducia in lui», continua la donna incalzata dalle domande dei pm Stefano Giovagnoni e Silvia Scamurra, «erano i tempi del Covid e lui ci aveva detto che potevamo chiamarlo anche perché mio marito in quel periodo era terrorizzato dal l’ipotesi di poter andare in ospedale. Qualche giorno prima di morire stava male, aveva fatto il tampone ma il Covid non c’era. Però aveva la febbre e Petrella ci aveva dato un antibiotico e altri medicinali». Al termine dell’udienza di ieri Petrella fuori dall’aula si è avvicinato alla donna rivolgendole le condoglianze per la morte del marito. L’inchiesta, portata avanti inizialmente dalla Procura di Catanzaro e poi passata a Teramo per competenza territoriale, è nata da alcune intercettazioni tra il medico e la donna: intercettazioni acquisite in un altro procedimento in cui il medico è indagato (quello sullo Stato Antartico) e per questo non ammesse dal giudice Claudia Di Valerio. La moglie della vittima, nella sua veste di parte civile, è assistita dall’avvocato Giovanni Vairo, i figli dall’avvocato Paola Pesce e l’imputato è difeso dall’avvocato Tommaso Navarra. Si torna in aula a gennaio.
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