Il figlio di Faga: ora i testimoni parlino

Per il familiare e il consulente dell’ex campione di motociclismo a causare la caduta sarebbero stati lavori non segnalati
ROSETO. Nino Faga, l’ex campione rosetano di motociclismo scomparso il 30 agosto del 2017 per le conseguenze dell’incidente stradale di cui era stato vittima qualche giorno prima, sarebbe caduto dalla sua moto «a causa di lavori non segnalati dall’Anas». A sostenerlo sono il figlio Emidio ed il consulente legale Sabatino Quatraccioni, della Legal Insurance, società specializzata nella richiesta di risarcimento danni, secondo i quali a testimoniarlo ci sarebbe un meccanico che gestisce un’officina non lontana dal luogo dell’incidente, avvenuto il pomeriggio del 25 agosto. «Ci ha ribadito che erano in corso lavori di potatura e di successiva pulizia della strada dalla salita che da via Salara (zona PalaMaggetti) porta a Campo a Mare», afferma Quatraccioni, «e che ricorda come ci fossero dipendenti Anas a fine lavori ma non all’inizio». Non piovendo da diverso tempo, la pulizia della strada effettuata con la macchina spazzatrice a rullo fluido avrebbe reso inoltre la strada più scivolosa e a causa degli interventi in corso la circolazione sarebbe successivamente avvenuta a senso unico alternato.
«Qualcuno deve aver visto per forza cosa è accaduto», dichiara Emidio Faga, «perché mio padre cadendo è finito sull’altra parte della carreggiata. Oltretutto i vigili sono arrivati sul posto in seguito ad una chiamata ricevuta, ma non sappiamo da parte di chi». Secondo quanto riferisce il figlio del pilota ci sarebbe stata anche un’altra testimone che però, in seguito, non avrebbe più voluto confermare la propria versione. «Questa donna, che camminava poco più avanti con l’auto», sostiene Emidio, anche lui ex pilota, «mi confessò che papà sarebbe caduto per evitare un dipendente Anas che era in mezzo alla strada, ma ora non è più disposta a confermarlo, forse spaventata dalla vicenda». L’erede di Faga, uno degli sportivi abruzzesi più amati negli anni ’70, quando partecipò a competizioni in ambito internazionale, dichiara anche di essere venuto a conoscenza dell’incidente solo il giorno dopo, con il padre già in coma (Faga, dopo essere caduto, ebbe la forza di rialzarsi ma un’emorragia interna qualche ora più tardi provocò un repentino aggravamento delle sue condizioni tanto da renderne necessario il ricovero in rianimazione). «Com’è possibile che non esista una legge che obblighi ad avvisare i familiari?», si chiede Emidio, che aggiunge anche un altro particolare. «Quando ho telefonato al comando per chiedere spiegazioni», sostiene il figlio di Faga, «la vigilessa, che conosco di vista ma con la quale non parlavo da anni, ha riconosciuto la mia voce al telefono senza che gli dicessi chi fossi. Com’è possibile?». L’incidente in seguito al quale perse la vita Faga si verificò il 25 agosto del 2017 e sul posto, per i rilievi del caso, intervenne la polizia municipale. Dopo la morte del pilota la procura di Teramo aprì un fascicolo, come d’obbligo in questi casi, con le indagini chiuse poco tempo dopo in quanto non emersero elementi tali da far escludere l’ipotesi di una caduta accidentale. «Il nostro obiettivo è spingere i testimoni a dire quello che hanno visto», dichiara infine Quatraccioni, «invitandoli a non avere paura perché avranno alle spalle chi penserà a tutelarli».
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