Il figlio omicida intercettato «Non volevo andasse così»

8 Giugno 2021

In aula la telefonata tra l’imputato accusato di aver ucciso il padre e un parente Sentito il medico del pronto soccorso: «L’anziano arrivò già morto in ospedale» 

TERAMO. Le intercettazioni telefoniche, quelle immediatamente successive ai fatti, raccontano che Giuseppe parlando con uno zio disse: «Non volevo che andasse a finire così».
Nel processo in corso per la morte di Giovanni Di Martino, il 75enne di Silvi che, secondo la Procura, sarebbe stato ucciso dal figlio Giuseppe al termine di una violenta lite scoppiata nella loro abitazione di Silvi nel giugno del 2019, la cronaca prende forma nelle trascrizioni delle intercettazioni e nelle audizioni dei testi che da mesi sfilano davanti alla corte d’assise presieduta da Flavio Conciatori (a latere Francesco Ferretti). Ieri è stato sentito il medico che quella sera era in servizio al pronto soccorso dell’ospedale di Atri dove il figlio portò in auto il padre. «Quando l’uomo arrivò in ospedale era allungato sul sedile posteriore della vettura», ha detto il medico, «quando giunse era già morto. Con il figlio c’era anche la mamma. Mi dissero entrambi la stessa cosa, ovvero che c’era stata una lite e che il figlio, per evitare che il padre aggredisse la madre, si era frapposto tra i due. Era nata una colluttazione e l’anziano era caduto a terra sbattendo la testa». In aula anche i carabinieri e la guardia di finanza delegati alle indagini (la seconda a quelle patrimoniali). Nel corso di queste audizioni è emerso che nell’agosto del 2017 Giuseppe arrivato all’aeroporto di Zurigo dal Brasile dove viveva venne fermato dalla polizia elvetica con l’accusa di non aver pagato il mantenimento al figlio avuto dalla ex moglie. Su questo aspetto l’avvocato difensore Marco Pierdonati ha precisato in aula che l’uomo il giorno dopo venne rilasciato dopo aver dimostrato di aver pagato versando su un conto corrente diverso da quello della ex moglie. Dalle indagini patrimoniali fatte dalla Finanza è emerso che Giuseppe in Brasile aveva in corso delle cause civili con gli ex soci di alcune società che lo accusavano di essersi impossessato di somme di denaro e che il padre Giovanni in alcune occasioni gli avrebbe fatto dei bonifici. «Elemento quello che emerge dall’intercettazione con lo zio sicuramente importante», dice l’avvocato Pierdonati, «così come il fatto che dall’esame scrupoloso fatto sia all’interno dell’abitazione sia di tutti i supporti informatici sequestrati al mio assistito non sia emerso niente». Si torna in aula a luglio per l’affidamento della perizia disposta dalla corte sulle cause della morte della vittima.
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