Il Genio civile chiude per “inventario”

7 Aprile 2016

Protesta degli ingegneri. Il presidente Marcozzi: gli uffici impreparati per le pratiche antisismiche

TERAMO. La chiusura degli uffici del Genio civile, che ufficialmente adduce motivi di inventario, e le lungaggini sulle pratiche del sisma fanno sbottare il presidente dell'ordine degli ingegneri di Teramo Alfonso Marcozzi. Quest'ultimo parla di situazione kafkiana lasciando intendere che dietro il provvedimento di chiusura si nasconde l'impreparazione degli uffici a recepire le nuove normative in materia antisismica emanate nel 2011 dalla Regione, poi prorogate e infine entrate in vigore il 15 marzo. Questo si traduce in disservizi per cittadini e imprese.

«Anche al più disattento osservatore risultava scontato che gli uffici non sarebbero stati pronti» dichiara Marcozzi, «ma per la Regione il problema non esisteva. Ora si fa mente locale stabilendo la chiusura degli uffici del Genio civile per inventario delle pratiche sismiche. Quali pratiche bisogna inventariare? Forse quelle che da tempo sono rimaste bloccate all'interno degli uffici. Abbiamo sempre portato all'attenzione degli uffici regionali e dei media, sin dalla prime proroghe della norma sismica, le problematiche che si sarebbero presentate se non ci fosse stata un'attenta programmazione in termini di risorse e soprattutto di innovazione. Aspetti che poco interessano la classe dirigente politica che invece ha come obiettivo continuare a coltivare i carrozzoni partecipati dalla pubblica amministrazione come luoghi del confronto sereno per bypassare le norme da paese civile per affidamenti lavori, piuttosto che contratti di collaborazione o per assunzioni».

L'esplicito riferimento di Marcozzi è ad Abruzzo Engineering e all'Arit: «Carrozzoni che abbiamo sempre cercato di combattere, purtroppo gli interessi trasversali che attanagliano questo medioevo sociale impediscono la soluzione del problema. I disservizi e i ritardi avranno ricadute negative sia in campo professionale che sulle attività delle imprese, soprattutto di piccole dimensioni, e sui cittadini che si vedranno procrastinati di mesi l'inizio lavori con più che probabile aumento dei costi». Avevamo suggerito procedure informatiche che avrebbero ridotto i tempi autorizzativi assumendoci responsabilità dirette sulla procedura. Si è preferito fare altro. Sarebbe interessante conoscere quanti soldi sono stati spesi dalla Regione negli ultimi dieci anni per metter in piedi il Suap e il Sue attraverso il sistema del "riuso" ovvero il catalogo nazionale dove chi ha sviluppato un sistema informatico per un ente può essere utilizzato da altri enti bypassando le gare». (m.d.t.)

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