Il giallo di Giulia, via al processo sulle foto osè della ragazza

Trentenne indagato per pedopornografia, parte civile i genitori della 19enne precipitata a Tortoreto I giudici dispongono la trascrizione delle intercettazioni provenienti dall’inchiesta Castrum
TERAMO. I passaggi obbligati di un procedimento giudiziario scandiscono un’altra dolorosa tappa del caso di Giulia Di Sabatino, la 19enne di Tortoreto precipitata nel 2015 da un cavalcavia dell’A14 a Tortoreto. Se da poco il caso è stato archiviato come suicidio tra le proteste dei genitori convinti che invece sia stato un omicidio, ieri (dopo alcuni rinvii dovuti anche al cambio di collegio) è iniziato il processo a carico del 30enne di Giulianova Francesco Giuseppe Totaro, indagato nell'inchiesta per pedopornografia aperta dalla Procura distrettuale dopo il rinvenimento, sul cellulare dell’uomo, di foto osè di Giulia e di altre due ragazze, all’epoca tutte e tre 17enni e quindi minorenni.
Nell’udienza di ieri i genitori della giovane di Tortoreto, assistiti dall’avvocato Antonio Di Gaspare, si sono costituiti parte civile. L’uomo (difeso dall’avvocato Donatella Tiberio) è accusato di induzione alla prostituzione minorile e pornografia minorile.
L'inchiesta, a firma del pm della distrettuale David Mancini, era partita in seguito ad alcune intercettazioni effettuate all’epoca nell’ambito del caso Castrum durante le quali gli inquirenti, intercettando uno degli allora indagati nella maxi inchiesta su un presunto giro di appalti e tangenti, si erano imbattuti con le telefonate di un suo familiare che diceva di sapere come fossero andati i fatti di Giulia. Una ragazza che l'uomo, in quell'intercettazione, sosteneva di conoscere bene. Dichiarazioni che all'epoca diedero il via alla seconda inchiesta sul caso della19enne. E ieri il collegio presieduto da Flavio Conciatori (a latere Lorenzo Prudenzano e Enrico Pompei) ha affidato a un perito le trascrizioni di numerose intercettazioni, partendo proprio da quelle incrociate nel caso Castrum. Secondo l’accusa della Procura distrettuale sul telefono cellulare dell’uomo di Giulianova gli inquirenti avrebbero trovato sessanta foto di Giulia e una decina delle altre ragazze. Foto che, per l'accusa, sarebbero state divulgate anche attraverso whatsapp. I fatti contestati a Totaro risalgono a un periodo compreso tra il 2013 e il 2014 e le accuse adesso dovranno essere provate in dibattimento nel processo che si aperto ieri. La prossima udienza si terrà a ottobre con l’audizione dei primi testi citati dalla Pubblica accusa rappresentata in aula dal pm Laura Colica. Così commenta l’avvocato Di Gaspare: «Siamo sicuri che dal dibattimento arriveranno nuovi elementi per far chiarezza sulla morte di Giulia. Finalmente si romperà il muro di omertà».
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