«Il gioco di squadra ci aiuta a vivere»

29 Novembre 2015

La testimonianza di chi ha partecipato al progetto di pallavolo e rugby di Castrogno: «Quando lo sport è una risorsa»

TERAMO. Sono Silvia, detenuta a Castrogno da tre anni e mamma di quattro splendidi figli. Quando mi hanno proposto di partecipare all'attività sportiva ho accettato di buon grado e ringrazio, anche a nome di tutte le altre detenute partecipanti, il direttore, la responsabile dell'area educativa , l'ispettrice e tutte le agenti che ci hanno permesso di svolgere un'attività sportiva così entusiasmante, che ,anche se per un tempo determinato ,ci riporta nel mondo esterno. Il carcere è un ambiente duro da vivere, bisogna gestirlo, ci sono molti momenti tristi, ma se ti mantieni sempre impegnata riesci a superarli e ad andare avanti. Fare sport in carcere è un modo per non pensare, per allontanare i pensieri e le ansie che ti attanagliano. Per questo ringrazio a nome di tutte le detenute le nostre insegnanti, che con la loro pazienza e la loro professionalità ci danno l'opportunità di trascorrere un'ora di serenità con loro e di svolgere un'attività che per noi era sconosciuta. Mi auguro che questa iniziativa possa durare il più a lungo possibile e che alla fine riusciremo a dare qualche soddisfazione alle nostre insegnanti che si impegnano tanto e si dedicano a noi con il cuore, sperando di aiutarci ad affrontare i nostri momenti difficili. Infatti, anche grazie a queste iniziative che il carcere è anche un luogo in cui si riflette e ci aiuta e come dicono le nostre insegnanti "tutte per una, una per tutte" .

Silvia Lamolinara

Mi chiamo Raffaele Loconte e sono detenuto nella casa circondariale di Castrogno. Ho aderito al progetto sul rugby per curiosità, ma ora ringrazio coloro che mi hanno dato la possibilità e l'opportunità di scoprire questo sport. Il rugby è uno sport straordinario, ho iniziato subito ad appassionarmi e mi sono trovato subito bene con il gruppo, grazie anche ai due allenatori simpatici e sempre pronti ad insegnarci ogni minimo trucco. Quando sono in campo ad allenarmi provo una grandissima emozione, innanzitutto scarico molto le tensioni accumulate in un ambiente come il carcere, mi distraggo e non penso, e poi mi diverto.

Ho scoperto ed ho sperimentato cos'è un gioco di squadra, soprattutto la bellezza di un gioco di squadra, di sentirsi parte d un gruppo, di rispettare gli altri, di impegnarsi per il bene di tutti. Apparentemente può sembrare uno sport violento, ma non lo è assolutamente. Ci sono regole giuste, precise, e se si rispettano non ci si fa male. A differenza di altri giochi sportivi il "fair play" del rugby è davvero meraviglioso, perché una volta terminato di giocare si è più amici di prima, ci si sente legati e la gioia di stare insieme si estende anche agli avversari. Quando mi reco al campo il sabato mattina, per le due ore che abbiamo a disposizione per fare questa attività, dimentico tutte le difficoltà legate alla detenzione. Per questo motivo consiglio a tutti di praticare questo sport, ai detenuti ma anche a tutti coloro che si trovano sono fuori dal carcere.

Raffaele Loconte

La possibilità di partecipare al progetto rugby in carcere è stata per noi detenuti un'occasione per avvicinarsi ad uno sport particolare e soprattutto sconosciuto. Per me è stata un'esperienza nuova ma entusiasmante che mi ha permesso di cogliere soprattutto gli aspetti positivi di questo affascinante sport. Nonostante la mancanza di un campo da gioco adeguato i nostri allenatori hanno dimostrato tutta la loro professionalità impegnandosi affinchè potessimo allenarci senza rischi. Il rugby mi ha innanzitutto insegnato ad apprezzare alcuni valori morali quali il rispetto degli altri, il bisogno degli altri, l'impegno, la gioia di stare insieme che cercherò di vivere. Mi sento di ringraziare i nostri allenatori Angelo e Paolo per il loro grande impegno, e l'area educativa del carcere che ha permesso la realizzazione di questo progetto.

Raimondo Buonavoglia

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