Il giornalista Fazzi muore mentre corre

Aveva 59 anni, è stato caposervizio del “Messaggero” a Teramo, L’Aquila e Pescara. I funerali domani a Nereto
ALBA ADRIATICA. La vita di Claudio Fazzi, ieri, si è spenta allo stesso modo in cui l’ha vissuta: a passo veloce, sempre. Ha fatto viaggiare le notizie su ali di carta, ogni giorno, per più di trent’anni. Raccogliendole prima dalla strada, poi “cucinandole” al desk, nella trincea delle redazioni abruzzesi del Messaggero. La giornata di ferie del caposervizio, tra i più conosciuti giornalisti d’Abruzzo, era iniziata con i migliori auspici. Levata precoce e giù in strada ad Alba Adriatica, a fare jogging, nel primo dei suoi sette giorni di ferie. Ma il cuore non ha retto, abbandonandolo poco dopo. Fazzi si è accasciato in via Trieste, davanti agli occhi attoniti dei passanti. Inutile ogni soccorso. La notizia ha impiegato pochi istanti per diffondersi facendo piombare nel dolore amici e conoscenti.
Claudio Fazzi aveva 59 anni ed era di Nereto, dove ha studiato e vissuto. Amava la sua cittadina e la sua vallata tanto che spesso, nelle discussioni, rivendicava la sua vibratianità. Ed è a due passi da casa che con Agnese, un’imprenditrice di Corropoli, aveva trovato l’amore. Un amore da cui sono nati tre figli. Diplomato ragioniere (prima di appassionarsi al giornalismo per sbarcare il lunario ha fatto anche il contabile), Fazzi si è laureato in Scienze politiche. Fin dai primi anni Ottanta ha prestato la sua penna (seguendo lo sport oltre alla cronaca) per il Messaggero, dove è cresciuto e dove, a metà degli anni Ottanta, è stato assunto come redattore. La sua carriera era scritta negli astri: meticoloso, abile segugio della notizia, Fazzi raggiungeva i piani alti dei palazzi istituzionali e si contrapponeva spesso ai politici tenendo la barra dritta. Nel 1996 divenne caposervizio della redazione di Teramo del Messaggero. Nel nuovo ruolo pretese ed ottenne che il suo territorio, la Val Vibrata, avesse più spazio modificando l’intestazione della pagina. Il “migrante” Fazzi ha saputo adattarsi ad ogni situazione, compresa la più difficile: il terremoto dell’Aquila. Lavorò dapprima a Teramo, poi per un breve periodo a Pescara, quindi di nuovo a Teramo dove la redazione chiuse poco dopo il trasferimento di Claudio all’Aquila quale responsabile della cronaca del capoluogo abruzzese. Infine, con la chiusura della sede aquilana (lottò perché non avvenisse), è approdato a Pescara. Fazzi ha vissuto il sisma del 2009 senza mai abbandonare la città devastata. Ha garantito l’informazione da un camper prima e da un angusto container poi.
Claudio è stato il primogenito di due figli, entrambi purtroppo scomparsi prematuramente. Il fratello Adriano, infatti, morì nel 2008 in un incidente stradale fuori regione: una tragedia che segnò dolorosamente l’uomo Fazzi. La famiglia ed il lavoro sono stati sempre il suo primo pensiero; a ruota gli amici e l’Inter. «Ci siamo salutati l’ultima volta ieri (mercoledì per chi legge, ndc)», racconta Angelo De Nicola, caposervizio del Messaggero che per anni all’Aquila ha condiviso la scrivania con Fazzi. «Era un po’ giù. Ho pensato fosse stanchezza. Ci ha salutati tutti prima di andar via. Era felice di stare a Pescara perché - diceva - aveva ritrovato un ambiente familiare ed accogliente come un tempo. La sua casa di Alba Adriatica era il suo relax. Da qui partiva ogni giorno in treno per venire a lavorare. Ci mancherà». Il funerale di Claudio Fazzi, che oltre a moglie e figli lascia i genitori, verrà celebrato domani alle 16 a Nereto.
Alex De Palo
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