Il grazie agli operatori: «Così persone e non numeri»
TERAMO. Grazie. Comincio con questa parola che, di consuetudine , si pone a fine degli iscritti.Vi ringrazio perché ci avete dato modo di spezzare la routine snervante e persistente della nostra...
TERAMO. Grazie. Comincio con questa parola che, di consuetudine , si pone a fine degli iscritti.Vi ringrazio perché ci avete dato modo di spezzare la routine snervante e persistente della nostra vita semplice e banale di detenuti, donandoci alcune ore della vostra vita.Noi qui viviamo lunghe ed interminabili giornate, che spesso sembrano non avere prospettive. Voi ci avete fatto capire che, per nostra fortuna, non esistono solo persone che ci considerano derelitti umani, scarti della società, destinati a vivere rinchiusi e privi di tante cose. Voi ci avete fatto sentire persone , non numeri da dimenticare e da evitare. Il nostro percorso di detenuti ha come fine la rieducazione, e non sempre è facile porlo in essere , a causa di tante disfunzioni, carenze. Voi ci avete dato la possibilità di riflettere sul nostro essere,di capire le nostre capacità, di sperimentare attività nuove,di provare emozioni. Ci avete fatto sentire persone a tutti gli effetti, ridestando in noi la speranza di incontrare ancora persone che sappiano andare oltre i pregiudizi della gente qualunque. Avete dimostrato con la vostra passione e la vostra dedizione che possiamo ancora meritare la fiducia del prossimo, perché se è vero che abbiamo sbagliato è pur vero che possiamo riflettere sulle nostre scelte e tornare sulla retta via.Il vostro progetto è stato semplice ma molto diretto ed efficace; probabilmente tra di noi non nascerà alcun Picasso, non era certo questo lo scopo, ma ci ha dato la possibilità di interagire tra di noi in modo diverso, di rasserenare la mente, di volare con la fantasia, si spronarci a non rinchiuderci in noi stessi.
Augusto Capoferri
©RIPRODUZIONE RISERVATA

