«Il Lido delle Palme è una speculazione»

22 Giugno 2018

In aula come teste uno dei proprietari terrieri della lottizzazione: «Piano regolatore alterato per gli interessi di qualcuno»

TERAMO. La Procura ne ha fatto uno dei capisaldi di un’inchiesta sfaccettata come Castrum. Per i pm Luca Sciarretta e Andrea De Feis il piano di lottizzazione Lido delle Palme altro non è che il frutto di un accordo corruttivo ed è questa la tesi che i due magistrati sono decisi a dimostrare nel processo in corso sul presunto giro di appalti e mazzette a Giulianova. Partendo dai testi citati.
A cominciare dall’architetto Alfonso Pagliaricci, uno dei proprietari terrieri di quella zona, da sempre contrario così come raccontano i ricorsi al Tar e così come ribadisce in aula: «Non aderisco e non aderirò mai perchè questa lottizzazione è una speculazione». Rincarando la dose: «Il piano regolatore è stato alterato per fare gli interessi di qualcuno. Ma io non ci voglio stare». Il professionista racconta del ricorso vinto al Tar su varie questioni tecniche tra cui la perimetrazione (i giudici amministrativi nello stesso provvedimento hanno respinto quello contro il diniego del Comune per il rilascio di un permesso di costruire (ndr)) e dice: «Nonostante il pronunciamento del Tar il piano di lottizzazione è stato ripresentato con dei cambiamenti, tra cui la riformulazione del perimetro».
Nel processo con dodici indagati tra cui Maria Angela Mastropietro, dirigente (ora sospeso) del Comune di Giulianova, si contestano reati che vanno dalla corruzione all’abuso d’ufficio, dalla falsità ideologica alla concussione. Oltre alla Mastropietro, al marito e ai fratelli Scarafoni, ci sono Ennio Di Saverio, nella sua veste di ex presidente del consorzio Lido delle Palme e il geometra Guerino Di Saverio. La Procura sostiene che la Mastropietro in cambio di alcune facilitazioni all’iter del piano abbia ottenuto la promessa dell’ affidamento di un appalto di tre milioni che sarebbe stato stipulato dal consorzio Lido delle Palme con la società Rima, di fatto gestita dal marito Stefano Di Filippo. Chiaro a questo proposito il gip Domenico Canosa a pagina 548 della voluminosa ordinanza che un anno fa ha portato in carcere Mastropietro e Di Filippo: «La Mastropietro si impegnava a compiere e anche compiva atti d’ufficio ed atti contrari ai doveri d’ufficio nell’ambito del procedimento amministrativo relativo al piano di lottizzazione denominato Lido delle Palme, tra i quali anche quelli afferenti la procedura espropriativa, non ancora terminata, da lei intrapresa nei confronti di Alfonso e Giulio Pagliaricci, nonchè le indicazioni fornite ai progettisti del piano per apportare modifiche progettuali idonee, per un verso, a rendere più agevole l’approvazione del progetto da parte della competente Soprintendenza, per altro verso, a rendere meno efficace il ricorso al Tar presentato da Alfonso e Giulio Pagliaricci avverso le suddette deliberazioni della giunta comunale, ciò facendo in cambio della promessa accettata di conferimento, da parte di Ennio Di Saverio, presidente del consorzio Lido delle Palme (oggi non più (ndr) e promotore del piano di lottizzazione e Filippo di Giambattista (ex amministratore della società municipalizzata Giulianova Patrimonio ndr), nipote di Ennio Di Saverio, la promessa dell’affidamento di un appalto del valore di circa tre milioni, che sarebbe stato stipulato dal consorzio Lido delle Palme con la società Rima». Prima dell’architetto in aula altri cinque testi tra cui il geometra di Giulianova Giuseppe Branciaroli, sentito nella sua veste di tecnico incaricato da un imprenditore ascolano per la realizzazione di un piccolo centro commerciale sulla statale 16 , progetto successivamente annullato per questioni legate allo stesso imprenditore. Il professionista, nel corso delle indagini preliminari, sentito dai pm aveva sottolineato come all’epoca dei fatti «gli sembrò inopportuno che l’ingegner Di Filippo lo avesse avvicinato per chiedergli di quel centro e dell’eventuale possibilità di presentare un preventivo. Mi sembrò inopportuno perchè sapevo che la moglie doveva approvare il progetto. Mi diede fastidio». In aula ha confermato quanto detto all’epoca anche se molti sono stati i «non ricordo». Nuova udienza a luglio.
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