Il lockdown frena l’edilizia In calo le imprese e i salari

13 Dicembre 2020

De Sanctis (Filca Cisl): la sospensione forzata ha bloccato la crescita del settore Nonostante il divieto di licenziamento da marzo a maggio persi 327 posti

TERAMO. Edilizia, è un settore che segna nuovamente il passo dopo tre anni di crescita costante. Ovviamente la pandemia ha avuto un ruolo nella frenata che emerge dai dati degli enti bilaterali, Cassa Edile ed Edilcassa, in discontinuità con i dati del 2016, 2017 e 2018.
Il segretario della Filca Cisl, Giancarlo De Sanctis, nell’intervista parla di numeri che testimoniano un calo delle imprese, da 951 del 2019 a 922 del 2020 (i dati sono aggiornati a fine settembre) così come della massa salari: da 44.853.505 euro a 40.531.898 euro. Lieve aumento per il numero dei lavoratori che da 4.793 sono aumentati a 4.986, per effetto del rimbalzo dopo il fermo del lockdown.
«Riprende a diminuire il numero di imprese e il numero di lavoratori, confermando così di fatto la mancanza di lavoro e di occupazione», esordisce De Sanctis, «Ben peggiore il dato 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019, segnato marcatamente dal lockdown che ha paralizzato il settore nei mesi di marzo, aprile e maggio e rallentato nei mesi di giugno e luglio 2020. La sospensione forzata del 93% dei cantieri edili nel periodo 17 marzo-4 maggio ha di fatto bloccato le crescita, seppur lenta, del settore delle costruzioni della provincia di Teramo. Infatti, mentre lavoratori ed imprese sono rimasti costanti nella media annua di riferimento, questo grazie alla cassa integrazione ordinaria, sono crollate le ore lavorative e la massa salari del 19%. Se invece si raffrontano i dati e di maggio 2020 col suo omologo del 2019, c’è una perdita secca non solo nelle ore lavorate e nella conseguente massa salari, ma anche nelle imprese e nei lavoratori».
Il segretario della Filca Cisl fa notare anche che i lavoratori siano notevolmente diminuiti durante il lockdown, nonostante il divieto di licenziamento: se nel febbraio scorso erano 2.160 sono scesi a 2.117 a marzo, 1.943 ad aprile, 1.833 a maggio. Insomma, durante il fermo 327 operai hanno perso il lavoro, il 15,37% del totale.
In questo panorama la ricostruzione ancora non svolge un ruolo forte. De Sanctis fa notare come «sia in notevole ritardo la ricostruzione post sisma 2016/2017, dovuta sempre a lentezze burocratiche ed organizzative della macchina pubblica, inefficienze brillantemente superate in Marche ed Umbria dove il fatturato dell’edilizia è quasi raddoppiato. Sugli appalti pubblici sono state finanziate opere pubbliche post sisma 2016/2017 per 260 milioni; di questi, a distanza di quasi due anni dalle ordinanze che li hanno resi fruibili, sono stati aperti solo quattro cantieri che riguardano chiese; zero opere pubbliche e soprattutto zero scuole».
Ci sono poi altre partite ferme: fondi regionali e statali fra cui 15 milioni per la manutenzione delle strade, 33 milioni per le scuole, 30 milioni dal Masterplan, 16per le periferie e 5 per il dissesto idrogeologico, «per un totale di oltre 150 milioni di risorse pubbliche delle quali ancora non si vede un cantiere aperto». La speranza è che, insieme al superbonus, questi appalti si sblocchino per riprendere la crescita del settore.
«E’ quindi ancor di più indispensabile avviare i tavoli di monitoraggio insediati in prefettura e completarne le attività: parliamo del tavolo di monitoraggio per i flussi di mano d’opera, del tavolo sulle infrastrutture, dell’attività di comunicazione delle notifiche preliminari e di incrocio dei dati con gli enti bilaterali al fine di realizzare l’autocontrollo sociale su regolarità e salute e sicurezza in tutti i cantieri edili della provincia di Teramo. L’obiettivo è garantire una ricostruzione post sisma legale e sicura e di trasformare tutte le risorse che lo Stato metterà a disposizione, in economia reale per il territorio. Non governare questi processi equivarrebbe a far finire tali risorse nel sommerso». (a.f.)
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