«Il mutuo chi lo paga?»

1 Settembre 2017

Rabbia e frustrazione tra i lavoratori che rischiano il posto

TERAMO. Per ricordarci quello che succede intorno a noi abbiamo bisogno più di facce che di numeri. Perchè un volto può trasformare cifre e bilanci in vita vera, l’unico antidoto all’assuefazione di una crisi che non molla. Lo ha sperimentato sulla propria pelle l’operaio quarantenne dell’Hatria che appena quindici giorni prima della notizia degli esuberi ha firmato il mutuo per acquistare la casa. Ora fa fatica a dormire. «E come si fa a dormire quando sai che da un giorno all’altro potresti non avere il tuo posto di lavoro», dice, «quello che ti permette di fare programmi, di avere un futuro. Per te, la tua famiglia. Un futuro come una casa. Un piccolo appartamento di tua proprietà, mica una villa».
Ma le storie e le vite che sfilano davanti ai cancelli dello stabilimento di Sant’Atto sono tante. Unico comun denominatore l’incertezza di un futuro. Lo sa bene chi a 55 anni corre il rischio di ritrovarsi senza niente. Soprattutto quando sei l’unico della famiglia a lavorare. «A quest’età tutto diventa difficile», racconta, «dove vai? Cosa fai? Quando ci arriva alle pensione? E nel frattempo?». Domande che restano senza risposte «perchè con questa crisi tutto diventa più difficile». Ma qui il fatturato è cresciuto, la produzione anche. «Facciamo un prodotto che finisce su tutti i cataloghi più importanti del settore», dice un altro operaio, «un prodotto di alta qualità perchè noi abbiamo una professionalità indiscussa. Ma nonostante questo ci ritroviamo a fare scioperi e picchetti. Che equilibrio è mai questo? Che futuro c’è per noi? Così nessuno. Ma noi non ci fermiamo perchè questa azienda fa parte della storia della nostra città».
L’azienda di sanitari nel gennaio 2014 è stata venduta dal gruppo Marazzi alla Cobe Capital, un fondo di investimento americano. Un anno prima il gruppo Marazzi era stato acquisito dalle Mohawk industries. Un'operazione con cui è nato un gruppo leader al mondo nel settore delle piastrelle di ceramica. Nell'operazione – dal valore di 1,17 miliardi di euro – è stata inclusa anche l'Hatria, l'unica azienda del gruppo che produce sanitari. La Marazzi è stata a lungo proprietaria dell' Hatria dopo averla acquisita a cavallo fra anni Ottanta e Novanta dal conte Guido Sassoli de' Bianchi quando ancora si chiamava Adria Spea.
Un pezzo di storia teramana che rischia di essere spazzata via. «Fino a trent’anni fa quest’azienda era uno dei fiori all’occhiello di tutta la regione», racconta un altro operaio, «io allora ero un ragazzo e quando si parlava di questo stabilimento per noi teramani era come se si parlasse della Fiat. Oggi ci ritroviamo qui con la paura di essere mandati a casa perchè nonostante la produzione sia buona c’è un piano di ristrutturazione per cui noi siamo solo numeri. E chi glielo dice ai miei figli che sono solo un numero? Che da un momento all’altro potremmo ritrovarci senza niente? Io sono uno che guarda sempre al futuro e non mi do mai per vinto. Ma non è facile, soprattutto a 50 anni. Lo so che non è facile per nessuno perchè anche chi ha 30 anni ha il diritto di farsi una famiglia, di comprarsi una casa. Ma a 50 anni è ancora più difficile, perchè cosa ti metti a fare? Chi ti prende? Ecco questa è la cosa che più mi fa arrabbiare: essere trattati come numeri. Ma noi siamo persone, tutte con una vita, un presente e, purtroppo, un futuro difficile».(d.p.)
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