Il padre le riconosce dopo anni Niente tasse sulla sentenza

25 Luglio 2019

Due giovani sorelle teramane vincono la battaglia legale contro l’Agenzia delle entrate I soldi del mantenimento non ci sono ancora ma per l’atto avrebbero dovuto pagare 6mila euro

TERAMO. Come spesso accade nei procedimenti giudiziari, soprattutto quelli civili, la norma diventa semplice contabilità negando, di fatto, diritti. La cronaca, in questo caso, racconta una storia diversa visto che due giovani sorelle teramane sono riuscite a vincere la loro battaglia legale contro lo Stato. Le ragazze, dopo aver ottenuto il riconoscimento della paternità a conclusione di una vicenda personale molto dolorosa, si erano viste chiedere dall’Agenzia dell’Entrate seimila euro coma tassa di registro della sentenza. Anche se nessuna delle due, dopo la sentenza che ha riconosciuto loro un mantenimento, ha avuto nulla dal genitore.
L’Agenzia, accogliendo l’istanza del loro avvocato Gennaro Lettieri deciso a sollevare un problema di costituzionalità, ha stabilito che non dovranno pagare niente così come tra l’altro previsto da una sentenza della Corte costituzionale. Perché secondo questo pronunciamento, a fondamento dell’istanza, l’imposta di registro non deve essere applicata ai provvedimenti giudiziari in materia di assegni per il mantenimento dei figli. Negli anni due sentenze passate in giudicato hanno riconosciuto nell’uomo portato in tribunale il padre delle ragazze condannandolo al pagamento di un contributo di mantenimento e al rimborso delle spese dal momento della nascita. Il tribunale dei minori ha stabilito per la più piccola un rimborso di 70mila euro per il passato e un contributo di mantenimento di 300 euro mensili fino alla indipendenza economica della ragazza. Sulla stessa lunghezza d’onda la sentenza del tribunale civile di Teramo che, per la più grande, lo ha condannato al pagamento di 128mila euro per il passato. Dalla sentenza del tribunale dei minori sono passati nove anni e da quella del tribunale civile cinque: in questo arco di tempo le sorelle non hanno avuto nulla di quanto stabilito dai giudici nonostante successive denunce e precetti. Fino a qualche tempo fa quando lo Stato si è ricordato della loro esistenza chiedendo alla più grande, che tra l’altro aveva da poco ha iniziato a lavorare, di pagare 6mila euro. Storie italiane.
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