Il palazzo del municipio è nel degrado

6 Marzo 2019

Pareti aggredite da erbacce e infiltrazioni d’acqua, a rischio le opere d’arte all’interno. La giunta studia un intervento

TERAMO. La sede storica del Comune è in progressivo degrado. Suscitano preoccupazione le condizioni dell’edificio di piazza Orsini, sgomberato a novembre del 2016 per i danni subiti dal terremoto del 30 ottobre. L’immobile, transennato e messo in sicurezza, è di fatto inutilizzato da quasi due anni e mezzo e in questo periodo alle lesioni provocate dal sisma si sono aggiunti segni dell’incuria. Oltre alle erbacce nate al di là dell’area transennata, sui balconi che affacciano in piazza Orsini si sono create muffe che aggrediscono le pareti esterne del palazzo. A ridosso dei finestroni della sala consiliare, inoltre, sono evidenti chiazze di umidità derivanti da infiltrazioni di acqua piovana.
Il degrado dell’edificio, che nel suo perimetro esterno ingloba la fontana dei due leoni, ha messo in allarme l’amministrazione cittadina. «I problemi sono evidenti», spiega l’assessore al governo del territorio Stefania Di Padova, «e stiamo cercando il modo per risolverli». Un intervento tampone da parte del Comune, che elimini quanto meno le erbacce e le infiltrazioni d’acqua piovana, non risulta infatti così semplice. L’inagibilità dell’edificio lo rende difficilmente accessibile anche per interventi di manutenzione. Servono un’autorizzazione e l’adozione di misure di sicurezza per gli operai incaricati dei lavori, che richiedono tempo e adempimenti burocratici.
C’è poi la questione dei soldi. Il recupero della sede municipale di fatto segue la stessa procedura, appena avviata nella fase di progettazione, dettata per l’ex convento di San Giovanni che fino a poco prima dello sciame sismico ospitava il liceo musicale Braga. Lo stanziamento per l’immobile di piazza Orsini è stato quantificato in circa cinque milioni di euro, ma l’avvio dei lavori è tutt’altro che imminente. L’appalto, dopo la progettazione affidata al Comune, sarà gestito tra l’altro dall’Ufficio speciale per la ricostruzione, per cui questo complica un eventuale anticipo di spesa sullo stanziamento assicurato dalla Protezione civile. Per l’amministrazione però c’è anche un’altra emergenza derivante dalla prolungata chiusura della propria sede storica: quella delle opere d’arte custodite all’interno dell’edificio. L’imponente “Giudizio universale” di Montauti in cima alla scalinata principale e altre tele di particolare valore vanno protette e anche su questo la giunta e in particolare l’assessore alla cultura Luigi Ponziani sta mettendo a punto un piano.(g.d.m.)
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