Il Palazzo della Sanità verrà demolito

3 Novembre 2024

L’edificio, lesionato dal terremoto, ha margini ridotti di consolidamento. Prevista la ricostruzione, ma c’è l’ipotesi trasloco

TERAMO. Il Palazzo della Sanità sarà demolito. L’onda lunga del terremoto del Centro Italia continua a far sentire i suoi effetti in città. A otto da anni dalla sequenza sismica che ha coinvolto quattro regioni a cavallo tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017 un altro edificio-simbolo del centro subirà le pesanti conseguenze dei danni causati dalle scosse. L’immobile, risalente al dopoguerra e non di particolare pregio architettonico, è stato a lungo un punto di riferimento per via dei servizi della Asl ospitati al suo interno, dai quali tra l’altro il palazzo ha preso il nome con cui generazioni di teramani tutt’ora lo identificano. Altro spazio iconico è stato il portico al piano terra, oggi in degrado, in passato identificato con la storica gioielleria D’Antonio che occupava i locali successivamente utilizzati dall’ente del turismo. Quell’edificio di sette piani che divide via Oberdan da piazza Martiri pennesi, in gran parte sede dell’Arta, l’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente, è destinato a sparire.
Le verifiche post-sisma avviate dai tecnici incaricati dall’ente che fa capo alla Regione hanno suggerito l’abbattimento, con successiva ricostruzione, considerati i margini ridotti di consolidamento dell’immobile. La struttura commissariale per la ricostruzione coordinata da Guido Castelli ha già stanziato per l’intervento poco meno di sette milioni di euro, ma come già successo per altri edifici pubblici da risanare dalle ferite del terremoto la somma non sarà sufficiente. Il calcolo esatto della spesa sarà comunicato dai professionisti che stanno ultimando il progetto esecutivo da passare al vaglio dell’Usr. Sarà infatti l’Ufficio speciale abruzzese per il post-terremoto a verificare la congruità dell’importo che dovrà essere poi aggiornato dal commissario con lo stanziamento delle risorse integrative. Se l’abbattimento è inevitabile, con tutte le cautele che un intervento del genere in pieno centro richiede, sulla ricostruzione dell’edificio nello stesso spazio c’è ancora un margine di manovra. Proverà a sfruttarlo l’assessore comunale ai lavori pubblici Marco Di Marcantonio che intende mettere intorno a un tavolo enti interessati e rappresentati istituzionali ai vari livelli per verificare la possibilità di lasciare libera l’area di risulta. «Al posto del nuovo palazzo potrebbe essere ampliata la piazza», sottolinea, «con aiuole o anche parcheggi a servizio delle attività commerciali del centro storico». Questa soluzione sarà approfondita anche con i commercianti. Il Comune dovrebbe comunque garantire all’Arta uno spazio alternativo a ridosso del centro in cui costruire la nuova palazzina. Nel frattempo l’Agenzia per la tutela dell’ambiente ha avviato la ricerca di una sede temporanea.
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