Il pasto veloce da asporto aiuta i ristoranti a reggere

In centro c’è chi riesce a servire 50 pranzi al giorno soprattutto agli impiegati di uffici e banche. Va peggio ai bar: «La gente in giro è poca e ha paura»
TERAMO. Per affrontare il nuovo periodo di chiusura, disposto dopo l'ingresso dell'Abruzzo in zona arancione, diversi bar e ristoranti del centro storico sono tornati ad effettuare l'asporto. Un modo per limitare i danni e coprire almeno le spese. Anche se con qualche eccezione, come nel caso di quelle attività per le quali l'asporto sembra funzionare particolarmente bene. Di certo funziona soprattutto per il pranzo e per la cena e poco, almeno secondo gli operatori, per le colazioni. E a far girare il servizio sono soprattutto i dipendenti pubblici e privati che non sono in smartworking.
«Non stiamo facendo molta vendita da asporto», dice Gabriella del Caffé Grande Italia, «la gente esce poco, resta a casa, ha paura. Noi restiamo aperti solo per dare un servizio alla città. E anche le poche persone che vengono sono spaventate, confuse. Non sanno se possono entrare, se possono consumare fuori». A reggere meglio l'urto sono quei bar, come il Des Artistes, che offrono più servizi. «Noi facciamo asporto di prodotti da bar, pasticceria, pizzeria, pranzi veloci», spiega il titolare Giulio Mercante, «offriamo un servizio abbastanza ampio e qualcosa stiamo facendo. Non sono in grado di quantificare il numero di asporti ma, almeno per quanto riguarda il pranzo veloce, riusciamo a farne circa una ventina al giorno. Diciamo che non va malissimo ma certo non basta a giustificare l'affitto e le bollette. Però vista la situazione resistiamo».
Tra i ristoranti, rispetto ai bar, l'asporto va sicuramente meglio. «Il servizio di asporto», spiega Mauro Michini, titolare del Ristoservice Le Arcate, «possiamo dire che sta andando in modo soddisfacente, con i clienti affezionati qualcosa si riesce a fare. L'incasso è sufficiente a coprire i costi e ci permette di restare aperti». Durante la giornata Michini riesce a raggiungere circa una cinquantina di asporti. «Giovedì ne abbiamo fatti un po' di più perché era giorno di rientro pomeridiano per molti uffici», aggiunge, «e a confronto del precedente lockdown, quando riuscivamo a fare al massimo 10 asporti e non conveniva restare aperti, adesso non ci guadagniamo molto ma almeno riusciamo a coprire i costi». Tra le attività che offrono l'asporto anche la "Pescheria dei pescatori". «Ovviamente ci è dispiaciuto dover sospendere il servizio ai tavoli, ma anche l'asporto sta andando bene», spiega Simone Zenobi, «sento colleghi che si lamentano, noi non possiamo certo lamentarci. Tra pranzo e cena riusciamo a fare una quarantina di asporti, saliamo sopra i cinquanta se contiamo anche quelli che vengono in negozio e si fanno fare sul momento, ad esempio, la frittura da portare via».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

