Il Pd chiede al consiglio un no all’autonomia delle Regioni

TERAMO. «No all’autonomia differenziata delle Regioni». È quanto afferma il Pd in un ordine del giorno che sarà presentato nella prossima seduta consiliare. Il gruppo Dem farà mettere al voto il...
TERAMO. «No all’autonomia differenziata delle Regioni». È quanto afferma il Pd in un ordine del giorno che sarà presentato nella prossima seduta consiliare. Il gruppo Dem farà mettere al voto il documento che, sulla base di diversi richiami alla Costituzione, boccia ogni forma di riorganizzazione istituzionale «che non preveda la contestuale applicazione dei fabbisogni e dei costi standard ai fini della definizione dei “livelli essenziali di prestazioni” come sancito dalla normativa vigente, nonché del relativo fondo di perequazione necessario ad avviare processi virtuosi e unitari su tutto il territorio nazionale». La presa si posizione del gruppo consiliare trae spunto dai progetti sull’autonomia differenziata presentate al Governo dalle Regioni Veneto e Lombardia. «Non garantiscono la tenuta unitaria del Paese, ma aggravano le distanze tra Nord e Sud», sottolineano i consiglieri comunali del Pd, «in assenza di una contestuale definizione di fabbisogni standard e dei livelli essenziali delle prestazione su tutto il territorio nazionale e del relativo fondo perequativo». L’iniziativa va dunque respinta in quanto contraria ai principi costituzionali che agganciano l’autonomia, in particolare finanziaria, a forme di compensazione destinate a evitare squilibri tra le diverse aree del Paese. Il Pd fa notare che il fondo perequativo, sempre per come riportato nella Costituzione, servirebbe «per i territori con minore capacità fiscale per abitante; garanzia del finanziamento integrale delle funzioni pubbliche attribuite ai Comuni, alle Province, alle Città Metropolitane e alle Regioni; destinazione di risorse aggiuntive ed effettuazione di interventi speciali per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale e per rimuovere gli squilibri economici e sociali». (g.d.m.)
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