Il Pd cittadino: tocca al sindaco salvaguardare il nostro progetto

Il segretario Speca auspica che D’Alberto affronti e risolva le «disfunzioni» create da Teramo 3.0 che, dice, «creano imbarazzo soprattutto a lui». È un chiaro avvertimento alla lista civica
TERAMO. «Vedere tutto, sopportare molto, correggere una cosa per volta». Il Pd comunale si affida alla regola di San Bernardo per affrontare le sfide interne ed esterne al partito. A mutuare la formula di comportamento concepita del santo è il segretario Massimo Speca che, insieme al capogruppo in Comune Luca Pilotti, la utilizza come linea di demarcazione dei rapporti con alleati e segreteria provinciale. La regola monastica va dunque applicata a “Teramo 3.0” che per il dirigente consigliere comunale Dem determina «disfunzioni» nella convivenza politica in maggioranza. Il riferimento è al sostegno offerto dalla lista civica alla Lega e al centrodestra in occasione delle ultime regionali. «Ogni disfunzione che mina il nostro progetto non può essere consentita», sottolinea Speca, a detta del quale le relazioni pericolose di “Teramo 3.0” «creano imbarazzo soprattutto al sindaco». È a Gianguido D’Alberto, quindi, che il segretario Pd affida il compito di salvaguardare «il perimetro di pensiero politico» dell’alleanza. Il Pd insomma aspetta dal primo cittadino, in quanto garante politico e non solo amministrativo della maggioranza, eventuali interventi di ripristino dei confini entro cui si muove la coalizione. «Il percorso va affrontato con pazienza e intelligenza», afferma, «ma se le disfunzioni assumono carattere di ripetitività, non possono essere tollerate». La lista civica che esprime la vicesindaco Maria Cristina Marroni comunque è avvertita.
Altrettanto chiaro è il messaggio per il segretario provinciale dei Dem Gabriele Minosse dopo l’ulteriore, recente abboccamento con Paolo Gatti. «Cene e pranzi non suscitano il mio interesse», scandisce Speca, «ma se assumono una valenza politica, bisogna fare attenzione». Le regionali, a detta del segretario cittadino e consigliere comunale, sono state caratterizzate da una sorta di spirito di sacrificio del Pd che anche in provincia ha inserito propri esponenti nelle liste civiche a vantaggio dello schieramento di Giovanni Legnini. I Dem hanno contribuito così a un risultato che, sebbene non vincente, secondo Speca apre prospettive per la creazione di un rinnovato progetto di centrosinistra aperto e condiviso. «L’allargamento del campo», tiene a precisare il consigliere, «non vuol dire liquefazione del piano politico». Anche in questo caso va tenuto fermo il perimetro entro cui costruire le alleanze. «Il partito teramano nelle comunali è stato precursore del progetto regionale condiviso con Legnini», evidenzia Speca, «con l’emersione di candidature provenienti dalle professioni, dal volontariato e dal terzo settore». Il voto del 10 febbraio si è tradotto nella sconfitta del centrosinistra, ma con elementi ad avviso di Speca «decisamente positivi» per il nuovo corso politico della coalizione.
La stessa traccia, secondo il Pd cittadino, andrà seguita per le elezioni di secondo livello per il rinnovo del consiglio provinciale, fissate al 31 marzo. «I candidati saranno discussi con la segreteria provinciale», osserva Speca, «Teramo deve comunque avere un ruolo centrale». Il segretario non si nasconde. «È innegabile che il partito ha vissuto di recente delle frizioni interne», conclude, «ma non mi sottraggo a un confronto leale e corretto». Sulla cena Minosse-Gatti, alla quale era presente anche l’ex deputato Tommaso Ginoble, chiude con una battuta Pilotti. «Non è detto che avesse un fine politico», conclude, «altrimenti sul tavolo ci sarebbe stata una brocca d’acqua del Ruzzo». Il riferimento è al recente rimpasto del cda dell’acquedotto, deciso dall’asse Gatti-Ginoble.
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