Il Pd con Paolucci avvia la discussione sull’ospedale unico

TERAMO. Il Pd teramano stringe i tempi. E ora che la Regione è uscita dal commissariamento, avvia la discussione sull’ospedale unico. Ieri sera a Giulianova si è tenuta una riunione del coordinamento...
TERAMO. Il Pd teramano stringe i tempi. E ora che la Regione è uscita dal commissariamento, avvia la discussione sull’ospedale unico.
Ieri sera a Giulianova si è tenuta una riunione del coordinamento provinciale del partito, a cui ha partecipato anche l’assessore regionale alla sanità Silvio Paolucci. Una presenza importante appunto perchè il partito ha avviato una riflessione sul futuro della sanità in provincia di Teramo. Un futuro che non può prescindere dall’assetto dei quattro ospedali. A più riprese si è assistito ad alzate di scudi a difesa dei singoli presidi e probabilmente adesso l’intenzione è cercare di condividere il più possibile la decisione con il territorio. D’altronde la scelta è epocale. Cercare di preservare il vecchio assetto, frutto di scelte e di politiche risalenti a decenni or sono o puntare su nuove strategie? Questo il fulcro del dibattito che certamente animerà l’intera provincia nei prossimi mesi.
«Con quattro ospedali non andiamo da nessuna parte», esordisce il segretario provinciale Gabriele Minosse, «non dimentichiamoci che abbiamo 72 milioni di euro di mobilità passiva. I cittadini ormai vogliono prestazioni specifiche e di alta qualità, anche se devono fare 500 chilometri. L’ospedale sotto casa che però non funziona è un modello che non va più». E d’altronde con i tagli alla spesa sanitaria è impensabile poter garantire prestazioni e livelli di assistenza adeguati su quattro strutture. A cominciare dalla carenza di personale per finire con la necessità di avere attrezzature all’avanguardia.
«Dobbiamo avere strutture specializzate e di qualità», aggiunge Minosse, «capisco che ogni territorio vuole preservare il proprio orticello, ma non è più possibile. Di questo passo i teramani si terranno quattro ospedali ma andranno sempre più a curarsi fuori».
Dell’ospedale unico se ne parla da anni. Uno dei primi a lanciare l’idea fu Vincenzo Cipolletti, medico e sindacalista dello Smi, che anni fa lanciò la proposta di realizzare un ospedale in una zona baricentrica rispetto a tutta la provincia, ad esempio a Mosciano. Allora l’idea fu accolta da molti come una boutade, ma via via è tornata, ripresa nel corso degli ultimi anni.
Anche il direttore generale Roberto Fagnano sembra apprezzare l’idea di un unico ospedale nuovo, anche sicuro dal punto di vista strutturale. Rimane la scelta più ostica, quella su cui possono sorgere contese, cioè il posto. La più accreditata sembra l’area Bellante-Mosciano. (a.f.)
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