Il Pd: «Le nuove tasse sono una vera stangata»

28 Agosto 2014

Per le opposizioni in Comune l’imposta unica è stata applicata al massimo Di Pasquale: «Gli sconti e le esenzioni? Uno specchietto per allodole»

TERAMO. «Aumenta tutto». Il pacchetto con le nuove aliquote delle tasse locali per Pd e «Teramo cambia» produce l'effetto opposto a quello annunciato dall'amministrazione cittadina. Se per il sindaco Maurizio Brucchi il varo del regolamento della Iuc corrisponde a un'equa ripartizione dei carichi fiscali con un sapiente dosaggio di esenzioni e detrazioni, per l'opposizione l'imposta unica comunale, che accorpa Imu, Tari e Tasi, si rivelerà l'ennesima mazzata sulla testa dei contribuenti.

«Manca una qualunque forma di strategia politica», sottolinea Manola Di Pasquale, «che favorisca la crescita dell'economia e del territorio». Secondo l'ex candidato sindaco del Pd e di «Teramo cambia», il regolamento della Iuc doveva servire ad adattare le tariffe alle esigenze delle diverse tipologie di contribuenti. «Invece la Tari è rimasta al massimo», osserva, «e lo stesso vale per l'Imu e la nuova Tasi, fatta eccezione per qualche piccola detrazione». La Di Pasquale evidenzia come sia stata applicata la percentuale di calcolo più alta per quanto riguarda proprio la tassa sui servizi indivisibili da poco introdotta dal governo. «All'aliquota massima del 2,5 per mille», fa notare, «è stata anche aggiunta la parte facoltativa dello 0,8 per mille». Il sistema di esenzioni e sconti messo a punto dall'amministrazione per i proprietari di immobili destinati ad abitazione principale e basato sul reddito Isee, sarebbe uno «specchietto per le allodole». Le detrazioni previste, infatti, non si applicano a famiglie che hanno casa in affitto. «Sono queste ad avere redditi più bassi che non gli consentono di acquistare l'abitazione», afferma la rappresentante del Pd, «ma dovranno comunque pagare il massimo: il 30% della quota calcolata per l'immobile che occupano».

Anche l'annunciata diminunzione del costo complessivo della Tari, che a detta del sindaco farebbe calare le tariffe a carico di cittadini e imprese per lo smaltimento dei rifiuti, in realtà sarebbe una sorta di artificio contabile che rischia di rivelarsi un boomerang. Il preventivo che domani sarà presentato in consiglio comunale indica una spesa stimata di 11,5 milioni di euro, con un taglio di circa 700mila euro rispetto agli ultimi due anni. «Sia nel 2012 che nel 2013 il costo effettivo è stato però di 600mila euro più alto del previsto», tiene a specificare Di Pasquale, «perché dunque quest'anno la previsione iniziale dovrebbe essere rispettata in modo da rendere effettiva la riduzione della tariffa?». Il capogruppo del Pd Gianguido D'Alberto sottolinea che, nella seduta della commissione bilancio, l'amministratore delegato della Team ha confermato il preventivo di partenza stilato dall'azienda per 12,3 milioni. «Abbiamo due piani economici per la Tari», spiega, «quello della società e quello del Comune».

Gli sconti, a detta delle opposizioni, sono destinati a restare sulla carta anche per le imprese. Nella ripartizione della spesa per i rifiuti tra utenze domestiche e attività produttive, queste ultime hanno registrato un leggero calo della percentuale di costo a loro carico. A dare il segno esatto della mancanza di programmazione e dell'incapacità di allegerire il peso della Tari, sempre secondo Pd e «Teramo cambia», è la constatazione che i costi fissi per il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti (quelli in pratica riferiti alla struttura amministrativa e operativa necessaria) sono in continuo aumento. «Il costo delle consulenze ad esempio», chiarisce D'Alberto, «sono passati da 75mila a 105mila euro». L'unico dato in controtendenza tra quelli fatti rilevare dall'opposizione, riguarda le abitazioni di lusso. «In questo caso», conclude il capogruppo del Pd, «non è stata applicata l'aliquota massima dell'Imu».

Gennaro Della Monica

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