Il Pd: no all’ospedale di comunità

Atri. I Dem contro la proposta della Asl per la riorganizzazione del San Liberatore
ATRI. «Il San Liberatore non si tocca, va potenziato». Ad affermarlo sono i consiglieri comunali del Pd Ugo Giuliani e Alfonso Prosperi che, insieme al sindaco e consigliere provinciale di Castiglione Messer Raimondo Vincenzo D’Ercole, si oppongono alla riclassificazione della struttura sanitaria atriana come “ospedale di comunità”, abilitato al trattamento di casi non gravi.
Questa prospettiva per il San Liberatore è stata indicata dal direttore generale della Asl Maurizio Di Giosia nel corso dell’ultima riunione del comitato ristretto dei sindaci in cui ha illustrato i piani aziendali. Atri rientrerebbe tra gli “ospedali di comunità” insieme al Mazzini, riconvertito dopo la realizzazione della nuova struttura a Piano d’Accio, e un terzo presidio da posizionare a Montorio. Secondo i Dem e D’Ercole, però, «per il San Liberatore sarebbe l’inizio della fine». Le ragioni del no risiedono in varie motivazioni a detta del Pd. «La Regione non ha ancora neanche un euro per costruire nuovi ospedali o ristrutturarli», affermano i consiglieri, «non esiste nessuna delibera regionale che trasferisce 121 milioni alla Asl per il nuovo ospedale, perché il Governo ha scritto a tutte le Regioni, condizionando il trasferimento di fondi solo dopo l’approvazione del piano di riordino della rete ospedaliera».
Di concreto, insomma, a detta del Pd non ci sarebbe nulla. «I finanziamenti previsti per la sanità nel Pnrr sono utilizzabili quasi esclusivamente per la medicina territoriale», evidenziano, «e non per fare nuovi ospedali». La proposta del manager, quindi, è da respingere. «Diciamo un altrettanto sì forte e chiaro all’individuazione nel territorio interno del Teramano di un sito dove ubicare l’ospedale di comunità», tengono a precisare Giuliani, Prosperi e D’Ercole, «fra l’altro in molte realtà esistono anche le strutture adatte allo scopo di avvicinare sempre più l’assistenza sanitaria ai cittadini». Il Pd chiama in causa anche l’amministrazione e la giunta atriane.
«Che dicono, visto che queste cose le sanno già da molto prima di noi?», evidenziano i consiglieri di opposizione e il primo cittadino di Castiglione, «non possono più chiudersi nel mutismo che a questo punto non sarebbe più indice di ignoranza, nel senso di ignorare, ma di complicità».

