Il Pd pronto a lanciare le primarie di coalizione
Minosse apre alle larghe intese, Mariani fa l’identikit del candidato sindaco: «Dovrà lavorare a tempo pieno per la città e rinunciare alla vita privata»
TERAMO. Il Pd lancia le primarie di coalizione per la scelta del candidato sindaco. A 24 ore dalla caduta dell'amministrazione comunale i Dem guardano già al futuro, non quello evocato dalla lista civica di Paolo Gatti assicurano, e a larghe intese nel campo del centrosinistra.
«Ci rivolgiamo a tutte le forze politiche e civiche per la costruzione di un percorso condiviso e con pari dignità», è l'appello del segretario provinciale Gabriele Minosse, «siamo a disposizione già da domani». Lo snodo sarà comunque la consultazione della base. «Chi dovrebbe decidere qual è il candidato sindaco migliore se non gli elettori?», osserva Minosse, «auspichiamo l'unità ma spero che sulle primarie non si ripetano le risposte negative del passato». Come dire che l'ex capogruppo in Comune Gianguido D'Alberto e gli altri aspiranti alla guida della coalizione dovranno sottoporsi al giudizio preventivo del popolo di centrosinistra, altrimenti il Pd è pronto a fare anche da solo.
Di certo il candidato che per i Dem sarà il futuro sindaco avrà caratteristiche ben definite. A tracciarne l'identikit è il commissario comunale del partito Sandro Mariani. «Farà il sindaco a tempo pieno perché la città ha bisogno di questo», spiega, «dovrà rinunciare alla vita privata, sacrificare la famiglia e la professione per assumere una responsabilità importante». Non basterà insomma un part-time alla Brucchi. Il sindaco uscente, a detta del dirigente Dem, è stato «crocifisso da chi sei mesi fa definiva una follia il commissariamento e ora canta vittoria». Le dimissioni dei consiglieri di "Futuro in", per Mariani, non li esimono dall'essere responsabili della gestione fallimentare del Comune. Il sistema di potere etichettato come "modello Teramo" e di cui Gatti e la sua lista hanno fatto parte con un ruolo determinante, a detta del segretario regionale del Pd Marco Rapino, «ha tenuto la città in ostaggio dei conflitti interni per il gioco delle poltrone alle prossime elezioni politiche». Secondo lui «la città è stata abbandonata da una classe dirigente in lotta per interessi personali, noi faremo il contrario».
Il profilo istituzionale di Renzo Di Sabatino gli impedisce di esprimersi nel merito della defenestrazione del sindaco. Il presidente della Provincia, però, tiene a sottolineare che a Teramo «arriveranno decine, decine e decine di milioni di euro se ci sarà un'amministrazione capace di sfruttarli al meglio». Di Sabatino fa riferimento ai fondi per l'ex manicomio, il teatro romano, la nuova sede dell'istituto zooprofilattico, il cosiddetto "bando per le periferie" e anche il quarto lotto della Teramo-mare. «Sarà necessaria una proposta coerente e compatta», conclude, «capace di portare avanti progetti che negli ultimi anni hanno segnato il passo». Nell'elenco il capogruppo in Comune Flavio Bartolini inserisce anche il nuovo ospedale: «Andrà collocato sul territorio comunale», osserva. La campagna elettorale incombe e per Maurizio Verna «la nostra parola d'ordine sarà: ricostruzione». (g.d.m.)
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