Il Pd: «Scuole allo stadio troppi due milioni e mezzo»

23 Febbraio 2017

Il capogruppo D’Alberto pone dei dubbi sulla soluzione trovata dal Comune «Sull’emergenza vogliamo collaborare ma siamo emarginati dalla giunta»

TERAMO. Pronti a collaborare nelle iniziative per superare l'emergenza, ma non ad accettare imposizioni o "pacchetti preconfezionati". Gli accenni dei giorni scorsi da parte del sindaco Maurizio Brucchi al piano di riassetto delle scuole cittadine suscita questa reazione nel Pd. A farsene interprete è il capogruppo in consiglio comunale Gianguido D'Alberto, secondo cui il primo cittadino «non può abusare del senso di responsabilità dell'opposizione».

Il rappresentante dem è pronto a togliersi la casacca politica per sostenere, insieme ai consiglieri del suo schieramento, le attività a tutela del territorio, ma rivendica una maggiore condivisione delle scelte. «Finora abbiamo registrato una totale assenza di confronto», afferma, «capiamo l'urgenza imposta da tempi stretti, il sindaco però si muove in assoluto individualismo». Così, dei tre interventi presentati al commissario per la ricostruzione Vasco Errani e illustrati martedì sera nell'incontro con i rappresentanti delle categorie produttive, tesi all'allestimento di nuovi poli scolasti alla D'Alessandro, a Piano d'Accio e nell'area del vecchio, nelle sedi istituzionali si è discusso poco o nulla. «Il consiglio comunale non può essere coinvolto nella decisione solo a valle», evidenzia il capogruppo Pd, «mettendolo di fronte alla possibilità di dire si o no a un pacchetto pronto da prendere o lasciare».

D'Alberto ricorda che l'opposizione dalla scossa di fine ottobre sollecita l'istituzione di una commissione speciale dedicata alle scuole di cui però non s'è vista traccia. Le proposte messe in campo da Brucchi, tra l'altro, vanno oltre la gestione dell'emergenza e indicano prospettive di lungo periodo destinate e segnare gli scenari futuro non solo per le scuole ma anche per l'assetto urbanistico, economico e sociale della città. E' il caso, ad esempio, della riconversione dei locali attigui allo stadio di Piano d'Accio. «Se non serve solo per la fase emergenziale, ma così come sembra sarà una soluzione definitiva, è necessaria una riflessione», precisa il consigliere dem che ribadisce le perplessità connesse all'operazione. «Quella non è una scuola, ma la curva di uno stadio», osserva, «e dunque bisogna chiedersi se vale la pena di spendere due milioni e mezzo di euro, cifra su cui tra altro abbiamo solo indiscrezioni, per adeguarla alle attività didattiche». Peggio ancora se fosse confermata l'idea di spostare nella struttura di Piano d'Accio tutte le scuole di San Nicolò. «Siamo d'accordo sul fatto che va contrastato lo spopolamento del centro storico», precisa D'Alberto, «ma è inaccettabile anche lo svuotamento della frazione più popolosa del territorio comunale». Questa conseguenza deriverebbe dalle inadempienze dell'amministrazione che, a detta del capogruppo, ha lasciato le tre scuole di San Nicolò con indici di vulnerabilità molto bassi. Gli edifici scolastici dismessi si aggiungerebbero, inoltre, alla Febbo da tempo abbandonata e mai recuperata. «Il progetto è arenato», conclude D'Alberto, «e le ultime scosse sismiche rendono necessarie ulteriori verifiche sui danni». (g.d.m.)

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