Il Pd sull’orlo di una crisi di nervi

Dopo le sconfitte a Tortoreto e Martinsicuro, le dimissioni del capogruppo in città
TERAMO. La delusione elettorale e le fibrillazioni interne con l'ultimo colpo di scena: le dimissioni del capogruppo al Comune di Teramo Gianguido D'Alberto. Non è un momento facile per il Pd provinciale, che resta sull'orlo di una crisi che potrebbe portarlo al collasso.
A parte la conferma di Giuseppe D'Alonzo a Crognaleto, la recente tornata elettorale è stata magra di soddisfazioni. Nei due principali centri andati alle urne i Democratici hanno raccolto molto meno delle attese. Sia a Tortoreto che a Martinsicuro il sentimento prevalente è l'insoddisfazione. «Dobbiamo ancora analizzare bene i dati», premette il segretario provinciale Gabriele Minosse, «ma di sicuro i risultati non sono esaltanti». Il dirigente, in particolare per Tortoreto, chiama in causa le mancate alleanze per giustificare la sconfitta. «Siamo andati da soli, anche Scelta Civica ha fatto la stessa cosa», spiega, «e alla fine abbiamo perso tutti». Poca gloria c'è stata anche a Martinsicuro, dove il Pd ha perso circa mille voti in confronto alla precedente tornata elettorale. «Quei voti sono andati a Vagnoni, che ha raccolto consensi in tutti gli altri schieramenti», ammette il segretario, «certo non pensavamo di vincere, ma ci aspettavamo qualcosa di più». Da riconsiderare è anche l'apporto di «qualche personaggio importante» che in campagna elettorale ha creato confusione se non effetti controproducenti. «Qualche problema c'è stato», sottolinea Minosse, che però non vuole aggiungere di più. S'intuisce che il segretario avrebbe auspicato un coordinamento maggiore con i circoli locali del partito.
Il dirigente cade dalle nuvole sulla vicenda delle dimissioni di D'Alberto. «Non ne so nulla, non mi ha chiamato e non so cosa sia successo», sottolinea, «come al solito ha fatto tutto per conto suo». All'ex capogruppo Minosse imputa la distanza dalle strutture di partito. «Non ha mai partecipato e quando l'ho sentito è perché sono stato io a chiamarlo», tiene a precisare, «dovrebbe fare un po' più di politica». Minosse non si sbilancia sulle motivazioni che hanno indotto D'Alberto a compiere il passo indietro. «La decisione sarà derivata da considerazioni personali», afferma, «ognuno fa quello che vuole, va bene così».
L'ex capogruppo al momento preferisce tacere e rimanda la spiegazione del suo gesto. D'Alberto, però, non ha mai fatto mistero del suo disagio nei confronti della conflittualità interna che negli ultimi mesi ha caratterizzato la vita del Pd. La sua è stata finora una posizione defilata rispetto allo scontro in corso tra i seguaci del parlamentare Tommaso Ginoble, capitanati dal consigliere regionale Sandro Mariani, e i sostenitori del governatore Luciano D'Alfonso, che annoverano Manola Di Pasquale, Dino Pepe e Luciano Monticelli. Il conflitto è deflagrato sul contestato commissariamento dell'unione comunale, ma sullo sfondo c'è la guerra per il controllo del partito in provincia.(g.d.m.)
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