Il Pd: «Un massacro sociale tagliare l’assistenza ai disabili»

6 Settembre 2015

Il capogruppo D’Alberto torna a chiedere al sindaco Brucchi di sospendere il provvedimento che impone alle famiglie la partecipazione alle spese: «Non basta innalzare le fasce Isee»

TERAMO. Non si placa la polemica sui tagli all’assistenza ai disabili con le famiglie obbligate a partecipare alle spese, con costi permolti insostenibili. Il capogruppo del Pd Gianguido D’Alberto torna a chiedere la sospensione della delibera e accusa la giunta e il sindaco Brucchi di aver perso tempo nell’individuazione di una soluzione, lasciando in emergenza numerose famiglie nel periodo estivo.

«Nonostante la situazione di allarme e massacro sociale determinata dal provvedimento sulle spese di compartecipazione», sostiene D’Alberto, «la convocazione del prossimo tavolo tecnico si è fatta attendere due settimane (è stato fissato per giovedì mattina, ndr) e ad oggi non si ha alcuna contezza delle intenzioni dell’amministrazione che continua maldestramente a perdere tempo, paralizzata dalle esigenze politiche dei capibastone di una maggioranza che ormai non esiste più da tempo e che agisce solo in funzione e sotto il ricatto del minacciato rimpasto di poltrone e assessorati». D’Alberto, in vista del tavolo chiede il rinvio della compartecipazione al 2016 e la sospensione immediata del provvedimento che impone alle famiglie di contribuire alle spese di assistenza fino a che non verranno rivisitati i criteri di accesso ai servizi. Per il capogruppo del Pd la proposta di un limitato innalzamento della sola seconda soglia di reddito Isee da 14mila a 20 mila euro non può essere accettata poichè irrisoria e offensiva. Stesso discorso per l’introduzione di un monte ore aggiuntivo per gli operatori da inviare per l’assistenza domiciliare: «Su questo si può ragionare solo se gli effetti che da esso derivano per le famiglie siano nella sostanza perfettamente parificati alla sospensione del provvedimento». Al di là della discussione degli aspetti tecnici e procedurali, per D’Alberto non è rinviabile la sospensione del provvedimento soprattutto per una questione di civiltà che lo rende in contrasto con i principi di uguaglianza sanciti dalla Costituzione. «Il problema», spiega D’Alberto, «non è la compartecipazione in sé, che attuata secondo certi criteri può avere un senso. Ma compartecipare alla spesa pubblica, in particolare quella sociale e assistenziale, non vuol dire scaricare di fatto sulle persone e sulle famiglie più deboli l’intero costo dei servizi. Questa non è uguaglianza e, di conseguenza, non è libertà». D’Alberto parla di pasticcio amministrativo e di soluzioni raffazzonate e rivolge un ultimo appello al sindaco Brucchi: «Qui non sono in gioco interessi o risultati politici ma un esigenza di giustizia sociale. La delibera va sospesa perché non ne deriverebbero vincitori o vinti, ma solo una città che scacci l’odiosa immagine di una città che ha dimenticato il valore della solidarietà che invece appartiene alla nostra comunità». (m.d.t.)

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