Il perito del tribunale: liquami negli scarichi delle acque piovane

Roseto, relazione tecnica per la causa intentata contro Comune e Ruzzo da un operatore turistico che si è ritenuto danneggiato dai divieti di balneazione emanati da sindaco due anni fa
ROSETO. La questione degli scarichi a mare finisce in tribunale. Nel mirino i canali di smaltimento delle acque piovane, il cui ultimo tratto è ben visibile sul bagnasciuga della spiaggia di Roseto. A seguito delle ordinanze di divieto di balneazione, emanate dal sindaco Enio Pavone nell’estate di due anni fa, un operatore turistico rosetano ha deciso di portare davanti al giudice sia il Comune che l’ente gestore, in questo caso il Ruzzo, a causa del danno che gli avrebbero provocato i provvedimenti questione.
Un esperto è stato incaricato dal tribunale di effettuare l’accertamento tecnico preventivo e dalla relazione si evidenzia che le acque nere si mescolano alle acque bianche andando poi a finire in mare. Inoltre, lo stesso documento contiene anche una mappatura degli scarichi abusivi. Secondo l’esperto, il problema starebbe nel sottodimensionamento delle pompe di sollevamento delle acque, il tutto aggravato dal fatto che tali apparecchiature non dispongono di un impianto di emergenza (gruppo elettrogeno), tanto è vero che all’epoca dell’ordinanza di divieto, il problema dello scarico tra gli stabilimenti Nettuno e Marini si verificò dopo un’interruzione di energia elettrica. Una situazione moltoa rischio che durante il periodo estivo si manifesta in tutta la sua drammaticità. Non a caso i turisti continuano a chiedere se le condotte che si vedono sulla spiaggia trasportino anche liquami, in quanto hanno spesso notato una colorazione molto vicina a quella dei fanghi fognari dell’acqua che va a finire in mare; addirittura a volte è stata segnalata la presenza di escrementi che galleggiano, senza considerare la puzza di fogna che spesso proviene dai canali. Tutto questo si verifica tra gli ombrelloni, mentre gli ignari villeggianti prendono la tintarella e lasciano che i loro figli giochino con l’acqua degli scarichi.
Dal palazzo di città sono sempre giunte assicurazioni in merito e che «la situazione degli scarichi di acque piovane a mare non è sotto controllo solo per il Comune di Roseto, ma anche per l’Arta Abruzzo», come si legge in una recente nota diffusa dall’amministrazione comunale. Ma nel 2012 qualcosa non deve essere andato nel verso giusto, tanto che il sindaco Pavone fu costretto a emanare due ordinanze (una in luglio, l’altra in agosto) in cui vietava la balneazione in alcuni tratti della costa rosetana, tra cui, appunto, quello antistante gli stabilimenti Nettuno e Marini. Una situazione che certamente stride con la bandiera blu di cui Roseto si fregia ininterrottamente dal 1999 e che viene assegnata «solo dopo scrupolosi e attenti controlli», come ha sempre tenuto a sottolineare il Comune, «anche e soprattutto sulla qualità del mare».
Federico Centola
©RIPRODUZIONE RISERVATA

