Il personale: «Chiudiamo, ma a testa alta»

3 Novembre 2015

Rabbia e frustrazione di chi lavora nel reparto da più di 30 anni: ci siamo sacrificati per salvarlo

ATRI. «Noi stiamo chiudendo a testa alta, dopo aver lavorato seriamente e con tanta professionalità». Si percepisce tristezza e anche un po’ di commozione fra le parole del personale del punto nascita di Atri.

«Ci siamo sacrificati tanto per cercare di salvare il punto nascita: abbiamo lavorato garantendo i turni con soli 8-10 infermiere, stringendo i denti pur di salvare il reparto, senza dare fastidio a nessuno. Ma è stato inutile», racconta un’operatrice. «Quest’estate non ho fatto neanche un giorno di ferie, ma mi sono sacrificata volentieri per cercare di salvarlo», osserva mestamente un’altra.

«Stiamo metabolizzando il colpo, in silenzio», aggiunge una collega, «molte di noi lavorano qui da quando avevano 20 anni e ora sono quasi vicine alla pensione: è una nostra creatura. E’ un reparto che è arrivato a fare anche 1.200 parti all’anno, poi i numeri sono scesi per il decremento demografico, ma dappertutto è stato così». Il personale fa notare che l’ostetrica del San Liberatore è stata la prima ad assicurare a mamma e figlio il “rooming in” in Abruzzo: le mamme già 40 anni fa avevano il neonato in camera.

C’è anche rabbia che trapela da quello che diventa in breve uno sfogo, una catarsi di quanto vissuto negli ultimi tempi. «Di chi è la responsabilità se succede qualcosa? Diverse persone dovranno rispondere. Atri non è Giulianova, il cui ospedale è a 10-15 minuti da Teramo e da Sant’Omero per cui la chiusura è stata meno traumatica. Noi siamo distanti 30 chilometri da Pescara e 45 da Teramo».

Non si sa che fine farà il personale. I ginecologi per ora non verranno “toccati”, visto che per ora la ginecologia resiste. Ma possibili trasferimenti si profilano per le sei ostetriche e le sei puericultrici. Forse un paio di ostetriche rimarranno al San Liberatore a fare ambulatorio, il resto del personale sarà spostato a Teramo e Sant’Omero. Ma per ora sono solo supposizioni: stamattina forse ci sarà la comunicazione ufficiale di eventuali – ma nei fatti inevitabili – trasferimenti. D’altronde la carenza di personale è tale che la Asl tenterà di recuperare tutte le unità possibili. (a.f.)

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