Il personale dei servizi non sanitari: «Vogliamo più tutele»

27 Marzo 2020

TERAMO. «A volte ci sentiamo invisibili, ma anche grazie a noi gli ospedali vanno avanti». Esordisce così Mario, manutentore della Kineo, che al pari delle altre centinaia di persone impiegate nei...

TERAMO. «A volte ci sentiamo invisibili, ma anche grazie a noi gli ospedali vanno avanti». Esordisce così Mario, manutentore della Kineo, che al pari delle altre centinaia di persone impiegate nei servizi (dalla mensa alla pulizia) lavorano a fianco del personale sanitario e a contatto con i pazienti. Quindi fanno parte del circuito del possibile contagio. La Cgil ha chiesto che anche a loro vengano fatti i tamponi.«Tutti i lavoratori vivono in ansia. Se c'è qualcuno che ha la febbre, nell'attesa dei risultati del tampone, anche i colleghi si preoccupano perchè c'è possibilità di contagio. Il medico di famiglia non mette in isolamento chi è stato a contatto con chi ha febbre. Può essere giusto dal punto di vista sanitario, ma il rimedio a questo è che tutti effettuino il tampone, in modo da eliminare o ridurre il rischio per tutto il personale o per i pazienti», spiega Mauro Pettinaro, segretario della Filcams Cgil.
«Lavoriamo con i guanti e mascherina che laviamo. Lo so che non si deve fare, ma ora la ditta ne ha ordinate altre, non si trovavano, stanno arrivando», racconta Mario, «è una situazione difficile, anche perchè non ci sono direttive. Noi giriamo in tutto l’ospedale ma nessuno, nemmeno la Asl, riconosce i rischi che corriamo. Anche noi dovremmo fare i tamponi, a tutela di tutti».