Il pm: «Giuseppe ha strozzato il padre, condanna a 24 anni»

La richiesta dopo una requisitoria durata oltre tre ore Il magistrato: «La mamma è stata l’istigatrice emotiva»
TERAMO. Per oltre tre ore cesella parole e rievoca immagini: consegna ai giudici una dinamica degli eventi che per la pubblica accusa non può che essere quella di un omicidio volontario. Ed è al termine di un’ incalzante e minuziosa ricostruzione dei fatti, frutto di una certosina indagine prima e di una corposa istruttoria dibattimentale dopo con tanto di perizia finale, che il pm Enrica Medori chiede una condanna a 24 anni per Giuseppe Di Martino, il 48enne architetto di Silvi (ieri assente in aula) accusato di aver ucciso il 75enne papà Giovanni al termine di una violenta lite scoppiata nella casa di Silvi nella notte tra il 13 e il 14 giugno del 2019.
Per la Procura una morte da strozzamento, per la difesa una morte avvenuta dopo una caduta accidentale conseguenza di una violenta colluttazione tra i due.
Un requisitoria, quella davanti ai giudici della Corte d’assise presieduta da Flavio Conciatori (a latere Francesco Ferretti), che per il pm non può prescindere da quella che ritiene essere già una certezza: tutte le circostanze, i riscontri dei medici legali e le testimonianze «escludono che possa configurarsi un preterintenzionale o una legittima difesa». E per farlo sceglie la brutalità delle immagini perché nelle aule di tribunale spesso è necessario calarsi nel baratro. E incalza i giudici: «Fissatevele nella memoria per quando sarete in camera di consiglio». Scorrono le foto del cadavere, delle ferite alla testa, sul collo, sulle spalle, delle plurime fratture alle costole. E poi quelle dell’imputato che non presenta segni di colluttazione e della moglie della vittima e madre dell’imputato anche in questo caso senza segni.
Perché quella sera, quando madre e figlio arrivarono in auto al pronto soccorso dell’ospedale di Atri con il corpo del congiunto (per il pm ben due ore dopo il fatto e dopo che la donna aveva ripulito tutte le tracce di sangue), raccontarono che c’ era stata una lite tra padre e figlio e che quest’ultimo involontariamente avrebbe spinto il padre facendolo cadere su un tavolinetto su cui l’anziano avrebbe sbattuto la testa. Una lite, dissero, scaturita dalla decisione della donna di andare via di casa dopo «anni di maltrattamenti» del marito». Alterco in cui il figlio sarebbe intervenuto per difendere la madre. Aspetto, quello dei presunti maltrattamenti della vittima nei confronti della moglie che il pm così ricostruisce: «Quella del marito e padre padrone è un’immagine che non gli appartiene», dice, «è un abito che volutamente gli è stato cucito addosso ma non appartiene alla verità perché non c’è nessun fatto che lo dimostri». E sulla moglie aggiunge: «Mi assumo la responsabilità piena d dire che lei è l’istigatrice emotiva di quello che è successo, di quell’aggressione unilaterale nei confronti della vittima che c’è stata quella sera da parte del figlio caricato dalla mamma». Considerazione, questa, che il pm mette in capo al riconoscimento delle attenuanti generiche per l’imputato. Nel pomeriggio è stata la volta dell’avvocato Marco Pierdonati che difende Di Martino. Il legale ha ribadito la tesi della morte causata da una caduta accidentale e ha respinto con forza la ricostruzione della Procura. Sentenza lunedì.
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