Il pm impugna la condanna di Bacchetta

18 Novembre 2016

Roseto, secondo la procura non fu un incidente: l’uomo investì di proposito il mobiliere Natalini

ROSETO. La sentenza di primo grado ha stabilito che fu un incidente stradale. Per il giudice nessun omicidio preterintenzionale, nessuna vendetta per annose contese, ma solo una drammatica casualità. E’ con questa ricostruzione che ad ottobre il gup Domenico Canosa ha derubricato in omicidio colposo il reato contestato a Alessandro Bacchetta, il 41enne tatuatore rosetano che il 10 settembre del 2013 era alla guida della macchina che investì e uccise il 52enne commerciante Roberto Natalini. Il pm Davide Rosati, titolare del fascicolo, ha appellato la sentenza impugnandola in appello. Secondo la procura, infatti, si è trattato di un omicidio preterintenzionale e per questo lo stesso Rosati aveva chiesto una condanna ad otto anni e otto mesi per Bacchetta contestando anche la calunnia. Per la procura, infatti, l’uomo, nella prima telefonata fatta alla polizia per avvertire dell’investimento dopo la fuga, aveva detto che al volante della vettura c’era sua madre e non lui. Secondo le consulenze affidate dal pm e le indagini eseguite dalla polizia stradale, che si sono avvalse anche dalle immagini catturate da alcune telecamere in funzione sulla statale 16, la sera dell’incidente Natalini era in sella alla sua bicicletta e viaggiava sulla strada senza zigzagare. L’auto guidata da Bacchetta, sempre secondo il pm, ad un certo momento avrebbe deviato verso la bici. Una ricostruzione che, evidentemente, davanti al giudice (l’uomo ha scelto il rito abbreviato) non ha retto. Quella sera la tragedia si consumò in pochi minuti quando Natalini, che stava percorrendo con la sua bicicletta la statale 16 nel centro di Roseto, fu investito dall’auto guidata dal commerciante. Che dopo essere fuggito si presentò spontaneamente dai carabinieri qualche ora dopo il fatto per raccontare. Indagato inizialmente per omicidio colposo, vide poi appesantirsi la sua situazione con il pm Rosati che gli contestò l'omicidio volontario aggravato dai futili motivi. Questo perchè tra l’investitore e l’investito ormai da tempo i rapporti erano pessimi con denunce e litigi continui alcuni dei quali finiti già in tribunale. Inizialmente, dunque, per la pubblica accusa l’uomo avrebbe investito l’ex mobiliere con l’intenzione di uccidere. Forse per vendicarsi del passato, delle tante liti scoppiate per diversi motivi. Ma al termine delle indagini preliminari il pm, nell'avviso di conclusione ha rivisto il capo di imputazione contestando l’omicidio preterintenzionale.(d.p.)

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